«IL GOVERNO ha capito di avere sbagliato. Devono tornare indietro, o comunque riscrivere un altro decreto tenendo presenti i parametri costituzionali». Luigi de Magistris è convinto di aver su Bagnoli il coltello dalla parte del manico. «Il Comune di Napoli oggi ha vinto», proclama al termine di una seduta consumata per vedere la sola maggioranza stringersi intorno a un documento che dice per l'ennesima volta no al commissariamento e al decreto. Esito anche contraddittorio quello della seduta di ieri. Da un lato si tratta del primo pronunciamento dell'aula contro il decreto. Dall'altro si è scelto politicamente di farlo votare solo a metà dell'assemblea. Ha pesato anche, nei settori più a sinistra della maggioranza, il pressing del corteo di manifestanti dei comitati di Bagnoli. Manifestazione non priva di qualche tensione, alimentata da alcuni slogan tipo «se Bagnoli sarà commissariata ogni giorno sarà una barricata», ma anche dalla presenza di un cospicuo sbarramento di forze dell'ordine a precludere l'arrivo in via Verdi. Il tutto non ha però impedito di concordare la salita in aula di una delegazione dei movimenti stessi, che ha assistito alla prima parte dei lavori. Momento culminante quando il consigliere Arnaldo Maurino (Fds) chiude il suo intervento con un «grazie movimenti». Il sindaco applaude, i ragazzi inneggiano brevemente: «Chi ha inquinato deve pagare». Andava invece in fumo il successivo tentativo di avere l'appoggio anche delle opposizioni, dal Pd a Fratelli d'Italia. Una lunga trattativa produceva una mediazione su un testo che invitava il sindaco a far valere le ragioni del Comune, ma eliminava le parti più polemiche verso il decreto e il commissario. I gruppi di sinistra, da Federazione a Pietro Rinaldi, rifiutavano l'accordo e riportavano la maggioranza sul testo originario, dove si afferma tra l'altro che «è diritto-dovere» del Comune definire le scelte sul proprio territorio e che il decreto "Sblocca Italia" presenta «lesione di diritti costituzionali». Risultato: le opposizioni lasciavano l'aula e la maggioranza si votava da sola la mozione anti-decreto, con l'astensione peraltro di Enzo Varriale (Idv) e il «non voto» di Carmine Schiano (Ncd) per protesta contro la mancata votazione di un suo emendamento. Dunque de Magistris si ritrova arroccato con la sua maggioranza, e senza quel piano che lui stesso dice di voler portare all'attenzione del governo. La guerra sulla mozione ha messo presto in disparte le linee guida proposte dall'assessore Carmine Piscopo: il porto sul lato nord di Nisida; la spiaggia con lungomare attrezzato al posto della colmata, di cui si conferma la rimozione; una maggiore integrazione fra edilizia e verde; infine la novità forse più rilevante per i privati, che potranno utilizzare tutti i volumi di archeologia industriale ristrutturati, mentre prima la quota loro riservata era il solo 20 per cento. La discussione su questi spunti è stata rinviata al 24 marzo, seppellita dalla polemica sulla mozione. Ma de Magistris si dice molto soddisfatto. Un po' perché la cosa continua a sostenere il suo no al commissario: «L'ho detto anche a Cantone. Non importa il nome. Il giorno dopo la firma della nomina noi impugniamo l'atto». Un po' perché in fondo anche il governo latita ancora, soprattutto sulla definizione dell'ente attuatore. Non a caso il sindaco torna sul fatto che «dovranno riscrivere il decreto» e quindi per il Comune c'è tempo: «Fra qualche settimana, dopo il passaggio in aula e una assemblea cittadina, avremo la proposta con cui andare al governo a dire che senza la città non si va avanti». Nel frattempo lui potrà intestarsi una iniziativa extranapoletana: «L'11 aprile avremo ospiti, proprio a Bagnoli, tutti quei sindaci che si sono schierati contro il decreto "Sblocca affari". Napoli sarà così epicentro della lotta contro affarismi, cementificazioni, trivelle, inceneritori e grandi opere». Lui stesso la chiama «alternativa sociale e politica fatta crescere proprio dal decreto», ma somiglia molto a un'eco istituzionale alla recente iniziativa di Maurizio Landini.