È UNA battaglia ancora aperta, quella intorno alla decisione di riportare al Parco Sempione il Teatro continuo di Burri: una battaglia che, adesso, potrebbe trasferirsi davanti ai giudici amministrativi del Tar. Ad annunciare il ricorso è Alberto Ferruzzi, il presidente della fondazione Perilparco, sostenuto dalla Consulta per l'attuazione dei cinque referendum: «Dobbiamo farlo per tutelare il parco, ci opporremo a questo progetto in tutti i modi, ma chiediamo ora al sindaco di fermare i lavori e parlare », ha spiegato Ferruzzi. Alla base del possibile ricorso ci sarebbe una sorta di convenzione (un accordo di collaborazione scientifico-operativa) che il Comune ha sottoscritto con la fondazione nel 1990 e che obbligherebbe Palazzo Marino a chiedere alla fondazione pareri preventivi per gli interventi rilevanti all'interno del parco e avendo poi l'obbligo di rispettare l'indicazione ricevuta. «Nessun parere per il Teatro Burri ci è mai stato chiesto», assicura Ferruzzi, riportando invece precedenti in cui la sua fondazione avrebbe dato pareri sul progetto della ruota panoramica ipotizzata dalla giunta Moratti (parere negativo nel 2010) e sulla recinzione del parco, venti anni fa. Un vincolo che, invece, il Comune non riconoscerebbe: da piazza Scala fanno sapere che tutte le autorizzazioni e i pareri necessari sono stati raccolti (a partire da quello, favorevole, della Sovrintendenza ai beni culturali) e che si stanno verificando i termini di una convenzione «molto datata» e che per l'amministrazione non avrebbe titolo per bloccare il progetto, la cui cura è affidata alla Triennale. Ma accanto alla fondazione, nata negli anni Ottanta su iniziativa di Italia Nostra, si schiera la Consulta per l'attuazione dei referendum, già in piena polemica con l'amministrazione da alcune settimane. Ieri il presidente Edoardo Croci ha chiesto al Comune «considerando le criticità ambientali dell'opera e la necessità di rispettare le modalità decisionali previste dalla stessa amministrazione, di sospendere i lavori in attesa del parere obbligatorio della fondazione, che non risulta essere stato richiesto». Tra i membri della Consulta c'è anche l'architetto paesaggista Andreas Kipar, che attacca: «Ricostruire un falso storico in un parco cittadino così importante è un delitto, non capisco come la Fondazione Burri possa avere proposto un pastrocchio del genere: ci si fermi e qualcuno faccia da mediatore, prima che questa vicenda diventi ancora più grande». Ma le proteste, da destra e da sinistra, non fermano la ricostruzione dell'installazione progettata nel 1973 per la XV Triennale e demolita dopo 15 anni, per lo stato di forte degrado in cui era ormai ridotta. Ancora pochi giorni fa, proprio ai comitati che si oppongono al ritorno del Teatro Burri considerandolo troppo invasivo per il parco, l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno ha ribadito che i lavori andranno avanti e che saranno finiti per maggio.