CABRAS Da quando l'idea di spostare un gigante al museo diocesano è stata confermata dall'arcivescovo, il discorso sulla proprietà delle terre che custodivano i giganti di Mont'e Prama è ritornato d'attualità. Anche perché, era stato proprio monsignor Ignazio Sanna a lanciare un appello sui social network per tastare il polso del pubblico e provare a spingere un gigante nelle sale del nuovissimo museo diocesano, anche in prestito e per un lasso di tempo limitato. Una richiesta lecita, d'altra parte. Lo scavo archeologico è localizzato su un fazzoletto di terra della curia e nonostante il titolo di proprietà appartenga alla Confraternita del Rosario, come risulta dai documenti catastali, l'amministrazione del bene spetta all'Arcidiocesi: «La Confraternita del Rosario ha nel parroco il suo rappresentante legale che si occupa anche di tutti i beni parrocchiali», ha spiegato don Bruno Zucca, sacerdote della chiesa di Santa Maria, «ma le proprietà delle parrocchie sono gestite dall'ordinario diocesano». Dunque, le donazioni e i beni che vengono lasciati alle confraternite, in realtà, vengono gestite dal parroco che però è tenuto a fare riferimento all'ordinario diocesano. Un modo un po' ingarbugliato per dire che diventano della diocesi, in prima battuta, e poi della chiesa universale. Lo stesso destino che hanno subito le terre di Mont'e Prama, anche se in un passato piuttosto remoto. La proprietà di quel versante della collina, infatti, è della Confraternita del Rosario da più di trecento anni: «Le notizie più antiche che abbiamo a disposizione provengono dall'archivio diocesano», ha confermato ancora don Bruno Zucca, «e risalgono al 1700, quando la confraternita era entrata in possesso delle terre dopo una donazione di un fedele. Nei documenti, però, non ci sono indicazioni che possano ricondurre al nome del precedente proprietario. In ogni caso, tutto quello che è salato fuori dalla terra di Mont'e Prama, e dall'appezzamento delle diocesi, non potrà incidere in alcun modo sui bilanci della chiesa», conclude don Zucca. L'idea di portare una statua al museo diocesano, però, è balenata comunque ma per ora non si è trasformata in una richiesta ufficiale e il museo diocesano aspetta il "suo" gigante di pietra rispondendo al secco rifiuto arrivato dal sindaco di Cabras che, dopo la divisione con Cagliari, non sembra più disposto a lasciar scappare altri giganti.
SARDEGNA - Cabras, la storia della collina dei giganti
L'arcivescovo ha confermato l'idea di spostare un gigante al museo diocesano. La proprietà delle terre di Mont'e Prama, dove si trovano i giganti, è della Confraternita del Rosario, ma l'amministrazione del bene appartiene all'Arcidiocesi. La Confraternita ha il rappresentante legale, ma le proprietà sono gestite dall'ordinario diocesano. Le terre di Mont'e Prama sono state in possesso della Confraternita da più di 300 anni, ma non ci sono indicazioni sul nome del precedente proprietario. L'idea di portare una statua al museo diocesano è stata lanciata, ma non si è trasformata in una richiesta ufficiale.
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