Sono 3 i teatri antichi più fragili della Sicilia. Tutti colpiti dallo stesso male: l'incuria. Il gioiello di Heraclea Minoa, quello scolpito nella roccia del Temenite a Siracusa e, l'ultimo, quello incorniciato dal panorama di Taormina. Tutti e tre a rischio. «I teatri di pietra sono i più delicati per l'elemento che li rende meravigliosi: la pietra - dice Lorenzo Lazzarini, docente dell'Università di Venezia e tra i massimi esperti al mondo di restauro lapideo antico -. Ad aggredirli sono fattori chimici come l'acqua piovana che deteriora la pietra calcarea o l'inquinamento atmosferico, o ancora, in città di mare come Siracusa e Taormina, fattori legati alla cristallizzazione salina: le gocce di acqua di mare, piccolissime, portate dal vento si depositano sul monumento danneggiandolo. L'attacco chimico tende a sciogliere e attacca superficialmente la pietra, mentre i sali provocano un degrado fisico e tendono a sminunazzarla. A questi si aggiunge il biodeterioramento, ovvero la presenza di licheni, di piante; il guano degli uccelli: tutti elementi che contribuiscono a deteriorare la pietra». E poi c'è il fattore "umano". Il calpestio dei visitatori che solo a Siracusa è di 400mila turisti all'anno. E il "sovrautilizzo" denunciato dai tecnici in riferimento a spettacoli senza adeguata cura. A Taormina, per esempio, non c'è stata nemmeno la possibilità di smontare il palco per carenza di fondi con ovvie ripercussioni sul monumento. «Il fattore antropico è legato all'uso spesso smodato e improprio dei teatri antichi che dovrebbero essere monumenti di se stessi e basta - dice Lazzarini - Serve la manutenzione costante, come accade per una casa: le cure devono essere quotidiane. Invece accade il contrario, non si assicura manutenzione e si deve correre ai ripari con restauri eccezionali che, però, partono tardi e male». Il teatro antico che soffre più di tutti è quello di Heraclea Minoa che Lazzarini conosce bene perché fu l'esperto chiamato dalla SOpRINTENDENZA di Agrigento davanti allo scempio avvenuto negli anni Novanta. «Il Teatro venne ricoperto di plexiglas - dice il docente - un intervento distruttivo legato alla decisione di voler utilizzare a tutti i costi un monumento delicatissimo, fatto di calcare misto a gesso che, dunque, si scioglie con la pioggia. La copertura installata con 800 pozzetti dentro la pietra antica creò un effetto serra: tra la cavea e il plexiglas venne a crearsi una temperatura tropicale con la nascita di piante la cui estirpazione ha causato uno sradicamento della roccia. La situazione d'allarme venne tamponata con una copertura che è inaccettabile, si è tentato di salvare il salvabile ma occorre studiare un sistema mobile che copra il monumento, in maniera parziale, durante l'inverno: si potrebbe pensare a una tensostruttura». Una sorta di tendone da circo per salvare il tesoro scoperto negli anni Cinquanta e calpestato da interventi inadeguati. Per salvare i teatri antichi di Siracusa e Taormina, invece, servirebbe una fabbrica del restauro. Costante. Operai sempre presenti per tenere puliti, togliere le erbacce e difendere dalle aggressioni cavea e orchestra. E tecnici specializzati formati dalla SOpRINTENDENZA su esempio di ciò che accade ad Atene, dove Lazzarini lavora da componente della commissione permanente per il restauro dei marmi dell'Acropoli. Il docente ha preso parte al sopralluogo voluto dalla SOpRINTENDENZA di Siracusa lo scorso dicembre al Teatro greco certificandone le condizioni di degrado. «Occorre un'operazione straordinaria di diserbo e, poi, il fissaggio metro per metro della pietra che è fratturata in molti punti - dice il docente - Serve un intervento di restauratori specializzati come per ripristinare la pietra abrasa da frammenti di ghiaia nel calcare duro del monumento. E, come a Taormina dove occorre anche lavori di restauro che tengano conto le esigenze dei diversi materiali che connotano il monumento, bisogna evitare interventi antropici che danneggiano e "caricano" i teatri dove non si dovrebbe. Per questo prima di pensare agli spettacoli, occorre uno studio certosino di architetti e ingegneri che monitorino l'allestimento di palchi e sceneggiature così come appare necessario che le maestranze siano adeguatamente sensibilizzate: un operaio qualsiasi non può lavorare al Teatro di Siracusa o Taormina». Questa è la "ricetta" stilata da Lorenzo Lazzarini per l'Arena di Verona il cui grande restauro è stato curato dal docente. «Nell'Arena - dice - si piantavano chiodi dappertutto e si facevano danni. Dopo il restauro venne istituita una commissione con il Comune di Verona: un grande traguardo per noi perché eravamo riusciti a creare un ufficio conservatore con l'amministrazione e architetti e tecnici specializzati. Poi è cambiata la politica locale e si è tornati a utilizzare in maniera non adeguata l'Arena e, oggi, ci sono di nuovo problemi per la sua tutela e addirittura crolli di sassi. La verità è che in Italia non si riesce mai a fare prevenzione, si aspetta la catastrofe e poi si interviene. È una cultura distorta dell'emergenza. Ci vorrebbe un difensore civico dei monumenti, capace di combattere la politica». 14032015
SICILIA - L'intervista. Il docente dell'Università di Venezia è uno dei massimi esperti nel recupero lapideo antico
I teatri antichi di Siracusa e Taormina sono tra i più fragili della Sicilia a causa dell'incuria. La pietra è il fattore più delicato e gli attacchi chimici e fisici, come l'acqua piovana e l'inquinamento atmosferico, contribuiscono al degrado. Il biodeterioramento, la presenza di licheni e piante, il guano degli uccelli e il calpestio dei visitatori sono altri fattori che danneggiano la pietra. Il "sovrautilizzo" dei teatri antichi e l'assenza di manutenzione costante sono anche problemi.
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