Convegno a Noto sulle nuove tecnologie di ricerca applicate ai beni culturali con molte sorprese la ricostruzione virtuale di athenaion e tempio ionico di ortigia L'archeologia sposa il futuro. E lo fa puntando alle nuove tecnologie capaci di colmare una vacatio importante per la ricostruzione storica e sociale del passato. Questo il fondamento di una ricerca innovativa che vede in campo una nuova generazione di archeologi al lavoro nell'università americana Arcadia che ha sede, da anni, nel cuore di Ortigia. Il docente Davide Tanasi con i suoi collaboratori è riuscito a sposare le vecchie tecniche di studio con le nuove metodologie e di questo ha parlato nel corso di un convegno-dibattito che si è svolto sabato scorso nel salone dell' ex Convitto Ragusa di Noto. Un incontro promosso dalla sezione netina di Sicilia Antica e coordinato da Marta Fitula dal titolo "Computergrafica e realtà virtuale, nuove tecnologie per lo studio, valorizzazione e divulgazione del patrimonio archeologico". L'incontro è stato incentrato sull'utilizzo di tecniche low cost di computergrafica e laserscanning per lo sviluppo e produzione di progetti multimediali di alto profilo scientifico e qualitativo relativi al patrimonio archeologico del territorio di Siracusa. Nel corso del seminario, sono state fatte delle dimostrazioni pratiche di laserscansioni ed elaborazione in tempo reale dei modelli e fruizione su piattaforme di realtà aumentata ed immersiva. Le soluzione metodologiche e tecnologiche illustrate dal prof. Tanasi per la valorizzazione, promozione ed internazionalizzazione, nelle parole dello studioso, troverebbero perfetta applicazione nelle numerose ed importanti aree archeologiche del territorio di Noto e nell'imminente riapertura del museo archeologico locale. Ma non solo. Il senso profondo di questi studi che vedono Siracusa tra le città-laboratorio è quello di guardare oltre anche quando si parla di una scienza legata all'antico, qual è appunto l'archeologia. Lo dimostrano i risultati ottenuti in questi anni e la sinergia tra l'Arcadia University e le istituzioni culturali siciliane, a partire da quelle aretusee. Tra le ultime collaborazioni vi è quella con il museo archeologico regionale "Paolo Orsi" di Siracusa con cui l'università americana ha siglato una convenzione di studio. Nelle scorse settimane, studenti dell'Arcadia guidati dal docente Tanasi hanno studiato alcuni reperti delle vetrine attraverso l'utilizzo del laserscanner. «Ciò permette - dice Davide Tanasi - di vedere quel che non si vede a occhio nudo, come per esempio un'iscrizione o un dettaglio di un reperto. E consente di leggere meglio l'opera e il suo contesto». Il lavoro dell'Arcadia è anche quello di restituire il volto nascosto dell'archeologia come testimonia l'impegno profuso nelle campagne di scavi alle catacombe di Santa Lucia, dello scorso anno. Ma anche il lavoro fuori dai confini provinciali, ad Agrigento. Grazie a un lungo e certosino lavoro, il professore Tanasi con i suoi collaboratori americani hanno ricostruito il volto di una donna di seimila anni fa. Durante i lavori per una superstrada, infatti, la SOpRINTENDENZA di Agrigento aveva scoperto i resti di una necropoli di sei millenni addietro e in collaborazione con l'Arcadia university hanno studiato gli scheletri, esaminato il loro dna e ricostruito il volto in 3D di una delle donne che abitavano in questo villaggio di contrada Scintilia. E ricostruito un pezzo della storia più antica del mondo. 14032015
SICILIA - L'archeologia sposa il futuro in 3D
Un convegno è stato tenuto a Noto sulle nuove tecnologie di ricerca applicate ai beni culturali. Il docente Davide Tanasi e i suoi collaboratori hanno presentato le loro ricerche innovative che utilizzano tecniche di computergrafica e realtà virtuale per lo studio, valorizzazione e divulgazione del patrimonio archeologico. Il convegno è stato promosso dalla sezione netina di Sicilia Antica e ha visto la presentazione di dimostrazioni pratiche di laserscanning e elaborazione in tempo reale dei modelli. Le soluzioni metodologiche e tecnologiche presentate sono state applicate alle aree archeologiche del territorio di Noto e sono state utilizzate anche per la valorizzazione del museo archeologico locale.
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