La svolta dopo che la Corte costituzionale ha bocciato la pregiudiziale posta per la gestione Trapani. Un impulso ai siti culturali, musei e Parchi archeologici dislocati in tutto il territorio regionale - già fortemente sofferenti per mancanza di fondi, personale e interventi di manutenzione - avrebbero potuto darlo i cosiddetti «servizi aggiuntivi» da offrire al turista e al visitatore. Per intendersi punti di ristoro, bookshop, servizi di bus navetta che fanno la fortuna dei musei di tutto il mondo. Ma una complessa vicenda amministrativa e giuridica ha dato torto alla Regione che sarà costretta a fare retromarcia e onorare i bandi di gara che aveva aggiudicato per la gestione dei siti delle nove province siciliane. È una sentenza della Corte Costituzionale a far crollare la pregiudiziale che aveva posto la Regione per l'affidamento di tali servizi, pregiudiziale che nasceva da un «vizio» contenuto nel bando che non prevedeva la tracciabilità degli incassi e delle spese da parte dei privati. In sintesi erano state omessi i commi 1 e 2 dell'articolo 2 della legge regionale n. 15 del 2008 che recita che «per gli appalti di importo superiore a 100 mila euro, i bandi di gara prevedono, pena la nullità, l'obbligo per gli aggiudicatari di aprire un numero di conto corrente unico sul quale gli enti appaltanti fanno confluire le somme relative all'appalto». Continua l'articolo: «L'aggiudicatario si avvale di tale conto corrente per tutte le operazioni, compresi i pagamenti delle retribuzioni al personale da effettuarsi esclusivamente a mezzo di bonifico bancario». Una norma che adesso è stata ritenuta illegittima dalla Corte Costituzionale alla quale si era si era rivolto, nel 2014, il Tar Sicilia chiamato dai privati che si erano aggiudicati i servizi, a dirimere la controversia. La storia è piuttosto complessa e ha inizio cinque anni fa, nel 2010, quando vennero varati i bandi dall'allora assessore regionale ai Beni culturali, Gaetano Armao. Le gare aggiudicate tre anni dopo, nel 2013, per diversi milioni di euro, a diverse società che operano in campo nazionale, vennero fermate dal Governo regionale dopo lo scandalo di «Novamusa», la società che aveva gestito per quasi dieci anni i servizi aggiuntivi in Sicilia e determinato, secondo l'inchiesta, un buco nei confronti della Regione di circa venti milioni di euro. Tutto si fermò e il presidente Crocetta stoppò i bandi quando i servizi erano già stati aggiudicati. Ma, indipendentemente dagli articoli di legge contestati e poi abrogati, la volontà della Regione andava in un cambio di direzione: e cioè che la gestione dei servizi restasse nelle sue mani, tant'è che più di una volta Crocetta aveva dichiarato: «Le biglietterie dovranno rimanere alla Regione e ci manderemo i precari». Dai responsabili della società Munus di Roma, una delle più grandi aziende che gestisce servizi nei maggiori musei italiani, e che ha partecipato alla gara per il Parco archeologico di Selinunte, Segesta, del baglio Anselmi a Marsala, del Museo Pepoli a Trapani e del museo del Satiro a Mazara, arriva una dichiarazione di impegno «per gestire al meglio i siti della Sicilia occidentale e questo nell'interesse delle casse regionali e della piena fruibilità di un patrimonio culturale unico al mondo. Speriamo - aggiungono dalla società - che questa vicenda che si è trascinata nel tempo, alla fine non debba essere risolta in sede giudiziaria». Sarà, comunque, il Tar adesso a mettere la parola fine sull'intricata storia. Ma in questi anni di vuoto gestionale che cosa è accaduto? I danni, e non soltanto economici per i mancati introiti derivanti dalle percentuali non incassate per i servizi oltre quello di biglietteria, sono visibili all'interno dei Parchi archeologici e delle aree museali che di fatto hanno vissuto uno stato di abbandono. Dal canto suo, il presidente Crocetta replica: «L'amministrazione regionale ha l'obbligo di osservare le leggi esistenti ed è per ossequio alla legge che si erano annullate gare che non avevano contemplato il rispetto della normativa regionale. Da questo momento quella norma non esiste più ed è evidente che non l'applicheremo. Nessuno può criticare però il governo per aver rispettato la legge». 15032015
SICILIA Mancati introiti a causa della "guerra" sui servizi aggiuntivi tra Regione e privati
La Corte Costituzionale ha annullato la pregiudiziale posta dalla Regione Siciliana per la gestione dei servizi aggiuntivi nei siti culturali, musei e parchi archeologici. La pregiudiziale era stata posta per garantire la tracciabilità degli incassi e delle spese da parte dei privati aggiudicatari dei servizi. La Corte ha ritenuto illegittima la norma che prevedeva l'apertura di un conto corrente unico per gli incassi e le spese. La Regione Siciliana aveva varato i bandi per la gestione dei servizi nel 2010, ma i bandi erano stati fermati dal Governo regionale nel 2013 dopo lo scandalo di Novamusa.
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