VIOLATO anche l'ultimo tabù del piano del paesaggio. Si potranno riaprire le cave dismesse (vecchie o recentissime, non c'è limite di tempo) oltre i 1.200 metri d'altezza ed è consentito pure ampliare quelle esistenti. L'emendamento del democratico Ardelio Pellegrinotti introduce una novità pesante, contestata dagli ambientalisti che difendono l'integrità delle Alpi Apuane. Il Pd non si ferma neppure di fronte alla mediazione che aveva tentato di fare il governatore toscano tra le posizioni più "oltranziste" del partito e i dettami rigidi della versione del documento firmata dell'assessore Anna Marson. Il "lodo Rossi" viene travolto dalle modifiche agli articoli 9, 10 e 11 che ieri sono state approvate dalla commissione urbanistica, con i voti contrari di Monica Sgherri di Rifondazione e Nicola Nascosti di Forza Italia. Pellegrinotti fa notare come ci siano i giusti contrappesi: «La riattivazione e gli ampliamenti sono ammessi solo se comprensivi di interventi di risistemazione ambientale durante e al termine dei lavori di scavo. È una forma di salvaguardia importante », spiega, «così come il fatto di aver tutelato vette e crinali di valore paesaggistico». Sgherri non la pensa affatto così. «Il testo della giunta arrivato in commissione era già il risultato di una mediazione significativa con sindaci e categorie su questioni importanti e delicate, ora al Piano sono state dare vere e proprie picconate. Sulle cave si è smarrito così interesse generale a favore dei grandi potentati del marmo. Il combinato disposto dei vari emendamenti è una spinta "avanti tutta" a scavare senza ripensamenti. Voglio vedere se Rossi voterà contro il suo stesso piano nell'aula del consiglio ». Sono in molto a chiedersi come farà il governatore a trovare una via d'uscita. Ieri a Massa, dove era in visita, Rossi sosteneva: «Gli ambientalisti non hanno capito che se aggiungiamo valore al marmo, ne portiamo via di meno dalle cave. L'obiettivo di tutti è meno consumi, meno estrazione selvaggia». Dopo aver saputo l'esito della commissione però si è affrettato a precisare che martedì mattina, prima che il Piano vada al voto finale, sarà a Roma per sottoporlo alla valutazione del ministro dei Beni culturali. «Dato il valore dell'argomento e il dibattito politico che si è svolto, ho chiesto ai capigruppo di maggioranza un ulteriore lavoro di approfondimento da svolgere nella giornata di lunedì», annuncia Rossi. «Mi sono sentito con Franceschini e ho concordato con lui un incontro per martedì mattina. Com'è noto il Piano del paesaggio si potrà approvare solo con l'intesa con il ministero. Ciò ci consentirà di evitare passi falsi e bocciature postume come purtroppo è già avvenuto per il lavoro svolto nella precedente legislatura, quando il ministero non riconobbe il piano perché elaborato senza l'intesa. In ogni caso la mia opinione è semplice: qualora i contrasti non fossero ricomponibili in una formulazione condivisa ritengo sia preferibile tornare al testo esistente, quello già approvato in consiglio regionale da una larga maggioranza e dall'assessore Marson, dato che nessuno potrebbe spiegare come un testo già approvato possa oggi essere rifiutato, bloccando così l'approvazione definitiva di uno degli atti più importanti di questa legislatura ». Marson è ancora più netta, quando dice che «il Piano necessita di coerenza ed è tenuto alla conformità con il Codice dei beni culturali e del paesaggio ». Arriva dalle Apuane la voce delle Guide del Parco: «Offriamo a Rossi e ai consiglieri regionali una visita dei nostri monti. Qui non lavorano solo cavatori».