Il responsabile Tuttoilmondo: «Niente input dal ministero mentre la politica locale guarda» Uno scorcio della Cattedrale di Siracusa che rappresenta il simbolo della città Unesco insieme con ... Quando si parla di Unesco nel Siracusano, cala un silenzio imbarazzante. Colpevole di una gestione che, in effetti, non c'è mai stata. E così anche gli appelli, ripetuti, per il rispetto dei dettami della World heritage list cadono nel vuoto. Lo sanno bene i volontari di Legambiente al lavoro per la redazione della nuova edizione del dossier Unesco siciliano dove Siracusa e la sua provincia ha un triste posto d'onore. «Da quando Siracusa e Pantalica sono state insignite del riconoscimento - dice Paolo Tuttoilmondo, responsabile di Legambiente Siracusa - non ci sono stati significativi sviluppi. Anzi, nulla si è mosso. In realtà, dal 2005, quando l'Unesco ha iscritto nella lista del "Patrimonio dell'umanità" il capoluogo aretuseo e la Necropoli rupestre di Pantalica, buona parte della classe dirigente, e certo della politica siracusana, ha pensato fosse solo una medaglietta da appendersi addosso. Nulla di più. Qualcuno ha pensato che si potesse avviare una strategia di marketing territoriale ma non si è colto il valore vero, reale, di questo "marchio" internazionale». Il senso di un riconoscimento mondiale che ha acceso i riflettori planetari su Siracusa senza che, però, Siracusa facesse altro. «C'è una bozza di Piano di gestione che prevede varie fasi in termini di salvaguardia, tutela e promozione dei siti Unesco - dice l'avvocato Tuttoilmondo - ma è rimasta lettera morta. La premessa è anche relativa alla politica urbanistica in generale e, ovvero, adeguare gli strumenti di sviluppo al riconoscimento e alla tutela ad esso legata. E questo vuol dire un Piano regolatore generale che tenga conto delle esigenze di salvaguardia del territorio e delle sue bellezze, appunto, insignite del riconoscimento che non è stato fatto. A Siracusa, anzi, dalla metà degli anni Duemila si è andati in direzione contraria con forti tensioni come per costruzioni in aree poi indicate come "Parco archeologico di Epipoli" o di realizzazioni in cemento a ridosso del Porto grande in aree che rientravano nella buffer zone. Insomma, una situazione a cui si è cercato di porre rimedio anche con le battaglie ambientaliste, ma che mostra la poca lungimiranza della politica e il disinteresse per il bene del territorio». L'Unesco, dunque, è stata un'occasione perduta. «Occorreva avere prospettive di tutela e promozione - prosegue Paolo Tuttoilmondo - ma nulla è stato fatto, tutto è rimasto lettera morta. Anche perchè non si sa chi deve cosa». Le ragioni sono molteplici. Esiste un comitato che lavora al Piano di gestione Unesco da anni ma quel che manca è anche il corretto input, come rileva il responsabile di Legambiente. «Forse mancano impulsi da Roma - dice Tuttoilmondo - e occorre ancora capire se è un problema di inerzia della classe dirigente nazionale, regionale o locale. Certo qualcosa non funziona». Legambiente riprende in mano il suo dossier sull'Unesco e le carenze in provincia. Da Siracusa a Pantalica e poi nel Val di Noto. «Occorre analizzare nuovamente la situazione - dice il responsabile dell'associazione ambientalista - per stabilire come usare il marchio Unesco anche in termini di rilancio turistico. Siracusa, per esempio, resta slegata da Pantalica nonostante il riconoscimento sia unico. E poi occorre affrontare il problema nelle sue tante sfaccettature: prima vengono le esigenze di tutela del patrimonio anche dal punto di vista concettuale. Quel che appare certo è che avrebbe dovuto cogliersi il significato profondo del riconoscimento a livello provinciale e così non è stato. Il rapporto tra il museo di Siracusa e Pantalica, ad esempio, da cui provengono i reperti dell'area della Necropoli è sfuggito mentre è su questo che potrebbe essere costruito il racconto legato a entrambi i siti per il loro rilancio in termini turistici. L'impulso dovrebbe darlo il ministero ai beni culturali ma nulla in tal senso è stato fatto». E così si resta nell'empasse con la consapevolezza di non aver mai preso un treno che avrebbe condotto Siracusa in una nuova terra di occasioni non solo turistiche e dunque economiche, ma soprattutto d'immagine. Oggi quanto mai necessaria. i. d. b.