L'intervista Quattrocentomila metri cubi di cemento a ridosso dell'Appia Antica e nuove costruzioni vicino alle spiagge sarde? Non diciamo nulla di nuovo: è un problema di cui si parla da 50 anni, ne aveva già parlato Calvino. L'unica differenza è che abbiamo cominciato a vedere i danni di questo scellerato attacco al territorio. Sarebbe arrivato il momento di fermarsi". Luca Mercalli (nella foto) sta preparando la scaletta di Scala Mercalli, il suo programma in onda il sabato sera su Rai3. La puntata del 21 marzo sarà proprio dedicata al tema "cemento". Ieri il Fatto ha denunciato lo scempio che si sta facendo a Roma, a due passi dal parco dell'Appia Antica: un'infinita schiera di palazzi e infrastrutture costruiti addirittura su una necropoli romana. E una proposta di legge regionale in Sardegna per edificare nei primi 300 metri dalla riva del mare. Mercalli, perché ci dovremmo fermare? Le do una serie di elementi. Il primo è il consumo del suolo, un problema gravissimo. Il suolo non è rinnovabile e serve a produrre cibo e a conservare l'acqua. Una nazione dovrebbe difendere il suolo come riserva strategica: se noi dovessimo nutrirci attraverso il nostro suolo, dovremmo salvaguardarne ogni metro quadro. Ma tanto abbiamo cibo da buttare. E quindi? Ecco il secondo elemento. Più si costruisce, più si aumenta la vulnerabilità del territorio rispetto agli eventi meteo. E qui possiamo fare esempi a bizzeffe dei disastri che abbiamo già vissuto. In più dovremmo mettere in conto i cambiamenti climatici in corso, che è probabile che aumentino. Dovremmo investire nella manutenzione del territorio e invece continuiamo a costruire. Siamo pazzi. E adesso a questi elementi aggiunga il fatto che il Paese è già sovraffollato in termini di popolazione e di infrastrutture. Questi nuovi vani si portano dietro strade, collegamenti elettrici, fognature. Non abbiamo i soldi per mantenere quelle esistenti e ci mettiamo a costruire nuove infrastrutture? E invece tutto questo produce denaro, almeno per qualcuno. Sa qual è uno dei principali errori, nonché il giochetto su cui poggiano le speculazioni? I terreni agricoli valgono molto meno di quelli edificabili. Basta mettere una firma sul Piano regolatore e la trasformazione è servita. Serve invece una legge sulla difesa del suolo: il terreno agricolo dovrebbe essere un bene inalienabile per lo Stato. Questo paese crede ancora che il volano dell'economia sia il mattone. Cinquant'anni fa andava bene, c'era un paese da ricostruire: oggi gli alloggi di mezza Italia sono vuoti. Lei non accetta compromessi? Al contrario. La mia non vuole essere una critica assoluta al settore edilizia e costruzioni. Dico solo che non si deve costruire case nuove. Tra manutenzione del territorio e riqualificazione energetica dei nostri edifici colabrodo, l'edilizia avrebbe altri 50 anni di buon lavoro. Ce ne sono di filoni emergenti. Però tutto questo è in mano alla politica, che non si rende conto che a pagare saranno le future generazioni. Ci vorrebbe il coraggio di avere una visione del futuro.