Il biglietto per gli scavi da 11 a 13 euro in coincidenza con una mostra Pompei, operatori turistici contro il caro ticket. Imprenditori sul piede di guerra in seguito all'aumento del prezzo del biglietto d'ingresso agli Scavi di Pompei dal 26 gennaio al 2 novembre, annunciato dal sovrintendente Massimo Osanna . Il ticket del sito archeologico aumenterà da 11 a 13 euro, in coincidenza con la Mostra "Pompei e l'Europa (1748-1943)", mentre il biglietto integrato del museo archeologico nazionale passerà da 8 a 13 euro. Di qui proteste e malcontento tra gli addetti ai lavori e non solo. In prima linea ci sono il presidente regionale degli albergatori Costanzo Iaccarino e quello della Fiavet Ettore Cucari. "Non si possono prendere certe decisioni senza essersi prima interfacciati con gli operatori del territorio protesta Iaccarino Il mondo del turismo si muove con un anno di anticipo. E' fondamentale che imprenditori ed istituzioni facciano sistema, o il danno di credibilità che ne ricaveremo sarà non meno pericoloso di quelli d'immagine che già ci hanno danneggiato in passato". Parole forti, che trovano riscontro nelle numerose lettere di operatori campani alle prese con il rincaro e con l'imbarazzo di doverlo comunicare a crocieristi e visitatori di tutto il mondo. Basti pensare, ad esempio, che la settimana prossima al Sea Trade di Miami la squadra campana proporrà, come tutte le delegazioni internazionali, i prezzi del 2016. "Tutti noi spiega Cucari ci troviamo nella difficoltà di dover comunicare ai clienti che devono pagare obbligatoriamente anche il costo del biglietto d'ingresso ad una mostra che probabilmente non riusciranno neanche a vedere, visto che spesso i crocieristi puntano su permanenze piuttosto brevi. Per questo motivo chiediamo alle istituzioni di rivedere quanto prima il decreto, con la speranza che possano casomai istituire un supplemento facoltativo per la vistata alla Mostra e lasciare quindi invariato il biglietto attuale d'ingresso. Proprio in queste ore, tra l'altro, la Fiavet ha scritto al ministro Franceschini chiedendogli di smetterla di pubblicizzare dati falsi di visite ai siti: è chiaro a tutti noi professionisti, infatti, che queste statistiche sono drogate dai numeri delle domeniche aperte, che però fanno il solo bene dei residenti e quasi mai dei turisti".