DOTAZIONE di base: un buon paio di scarpe comode e un biglietto dell'Amt (gli abbonati hanno una marcia in più, potranno salire e scendere quante volte gli aggrada). Perché se si sale con funicolari, ascensori, cremagliere, tutti quegli impianti che fanno di Genova la città più verticale d'Italia (e in Europa se la batte con Lisbona, diciamolo), in cima alle colline o a mezza costa, è scendendo a piedi che si scoprono scorci eccezionali, pezzi di campagna nascosti dietro muri con in cima cocci di bottiglia, veri e propri reperti di archeologia industriale, riferimenti letterari o semplicemente sognare che la svolta della propria giornata sia là, su una mattinata il cui nome corretto è crêuza, italianizzato in crosa, un taglio, un incavo, una ruga sulla faccia della città. I prodigi della tecnica del primo Novecento (riveduti e corretti un secolo dopo) e la suggestione del paesaggio sono i due cardini di " Ge-nova che scende e che sale. Itinerario zen tra ascensori, funicolari e crêuze" di Giampiero Orselli e Patrizia Traverso (Il Canneto editore, 258 pagine, 18 euro), denso libretto-guida da inserire nello zainetto o in borsa per una ricerca alla salita (e alla discesa) perduta. Da molti anni si parla di disegnare un percorso turistico-culturale sulla Genova verticale. Perché hanno sempre una destinazione, funicolari e ascensori, oltre che essere affascinanti in proprio: l'ascensore di Montegalletto, per dirne uno, unico in Europa con la doppia corsa in orizzontale e nel profondo pozzo ascensionale, che ti scodella davanti al castello d'Albertis; la Funicolare di Sant'Anna, che chi ha qualche anno di più rimpiangerà sempre nella vecchia trazione ad acqua (e gli autori la sottolineano) che più ecologica non si sarebbe potuta avere e che dà l'accesso alla passeggiata lungo i corsi della Circonvallazione a monte. O semplicemente attraversando la strada, con un secondo rimbalzo, l'ascensore corso Magenta-via Crocco dal quale si può ridiscendere in una piazzetta affascinante e unica come piazza sant'Anna. Non vi bastano? E' chiaro. Su e giù, su e giù, è una città divertente, quella verticale. Che ha il suo culmine nell'ascensore di Castelletto, non solo per i famosissimi versi di Caproni ("Quando avrò deciso d'andarci, in Paradiso ci andrò con l'ascensore di Castelletto rubando unpocoditempoalmioriposo")maperché dal suo culmine si può osservare un qualcosa che non ha uguali: le passerelle che permettono di entrare dal tetto nei palazzi di via Caffaro o di Salita San Gerolamo, a sua volta scenario cinematografico delle Mura di Malapaga con Jean Gabin Ecco, Genova verticale è una suggestione mai abbastanza spiegata e soprattutto è bello che ci sia un nuovo "fratello" ascensionale, il super-tecnologico e panoramico ascensore di via Pinetti-via Fontanarossa a Quezzi (in attesa di entrare in funzione, peraltro), che permette non solo di superare il dislivello tra le due strade, ma di vedere dall'alto la Valbisagno. Coraggio, alzate gli occhi. Ma abbiate ben saldo il passo. Come scrive Orselli, la filosofia è nata in cammino e, citando il libro di Duccio Demetrio sulla filosofia del camminare, «dedicarsi a qualche esercizio di meditazione mediterranea, nel piacere girovago dell'andare a zonzo in solitudine, senza fretta, per ripensare alla propria esistenza e guardare con occhi diversi le cose e il mondo. [...] La natura delle strade imboccate quali esse siano state, pianeggianti, in salita o in discesa, nascoste tra sterpaglie o dune, ha infatti il potere di invitarci a confrontare le modalità dell'andare, cui siamo ormai avvezzi, ai nostri stati d'animo consueti. Nonché di predisporci a interrogare le intenzioni dei nostri passi, a esaminare noi stessi in quanto più o meno guardinghi, frettolosi o indolenti». Perché, si legge ancora, «camminando si scopre il rumore del silenzio, del tutto assente negli spazi urbani. E che silenzio non è mai. Basta fermare il passo e chiudere gli occhi per percepire le infinite voci della natura circostante. Camminando si diventa turisti nella propria città, che è il luogo per noi più consueto, e pertanto meno conosciuto (giacché l'abitudine ci ha posto un velo sullo sguardo). Bisogna camminare per tornare a essere sani perdigiorno, al di fuori delle leggi sociali della produttività e dell'efficienza. Camminare per differenziarsi il più possibile dall'infelice categoria degli automobilisti (gli uomini più lontani dall'illuminazione che esistano sulla terra)». E anche se vi trovate ad essere, nella norma, quattroruotisti, affidatevi alle mattonate e alle funicolari che vi porteranno lassù da dove comincia il vostro itinerario. Discendente.
Genova, saliscendi urbano Quando una funicolare regala una nuova strada
Il libro "Genova che scende e che sale. Itinerario zen tra ascensori, funicolari e crêuze" di Giampiero Orselli e Patrizia Traverso descrive la città di Genova come una città verticale, con molti ascensori, funicolari e crêuze (tagli o incavi) che permettono di raggiungere le colline e le vette della città. L'autore propone un itinerario di camminata che esplora questi luoghi e suggerisce di utilizzare i mezzi di trasporto pubblico per raggiungere le destinazioni. Il libro si concentra sulla filosofia del camminare e sulla possibilità di scoprire la natura e la città attraverso la camminata.
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