Ambientalisti contro ambientalisti storici. Si infiammano le polemiche intorno alla decisione del Comune di Milano di ricostruire all'interno del Parco Sempione, sulla base dei disegni originari, il Teatro Continuo di Alberto Burri, realizzato dall'artista nel 1973 e rimosso nel 1989. Italia Nostra si schiera apertamente a fianco dei comitati di cittadini che protestano contro la ricostruzione del palcoscenico al centro del parco, «colata di cemento » che toglierebbe spazio al verde, interrompendo la prospettiva tra l'Arco della Pace e il Castello. Il Fai, Fondo ambiente italiano, associazione figlia di Italia Nostra, si schiera invece in appoggio alla proposta avvallata dal Comune e autorizzata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, che consente, nel centenario della nascita di Burri, di far rivivere una straordinaria opera d'arte esattamente lì dove l'artista l'aveva pensata, all'interno di un grande parco storico. È lo scontro culturale tra due modi di intendere l'ambientalismo e la difesa dei beni artistici. «Noi non siamo in nessun modo contro l'opera del maestro Burri dice Marco Parini, presidente di Italia Nostra Semplicemente pensiamo che non vada bene messa lì, al centro del parco. Così come siamo stati contrari alla costruzione di Expo-Gate che interrompe la prospettiva tra il Castello e piazza del Duomo. E poi il parco è già abbastanza pieno di cose, non c'è bisogno di portare altro cemento». «È un'opera che aveva senso nel 73, quando è nata all'interno di un progetto artistico più ampio della Triennale spiega Alberto Ferruzzi, presidente della Fondazione Perilparco e consigliere di Italia Nostra. Oggi tutto è cambiato nel Parco Sempione, dai rapporti spaziali a quelli paesaggistici- ambientali, alla frequentazione e fruizione». «La posizione di Italia Nostra è incomprensibile sbotta Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo del Fai. Questo non è un appezzamento naturale, non è un parco naturalistico o un orto botanico. È un grande giardino ottocentesco, progettato per avere al suo interno spazi verdi che convivono armoniosamente con piccoli monumenti, in cui l'elemento "natura" è progettato e piegato all'"artificio". Un "giardino romantico", urbano, con luoghi che aiutano lo svago e l'intrattenimento dei visitatori. E poi 170 metri quadri, questa è la dimensione dell'intero teatro, sono pochissimi per un'opera all'aperto, la cui base sarà sollevata dal suolo. Esiste una sorta di proto- ambientalismo che vede come distruttore qualsiasi intervento uma- no. Ma questo non è in nessun modo il caso del Teatro di Burri. Anzi sarà un grande onore per Milano offrire ai suoi cittadini un'interpretazione contemporanea di straordinaria qualità artistica, in vista di Expo». Quanto alla prospettiva, che verrebbe rovinata? «Al contrario assicura Magnifico è un'integrazione artistica al canocchiale prospettico. L'importante è che venga fatto vivere con appuntamenti culturali, dalle fiabe per bambini ai programmi musicali o teatrali. Altrimenti non avrebbe senso». FAI Marco Parini, Italia Nostra Marco Magnifico,Fai