COME una Fenice, Palazzo Albergati risorge dallo spaventoso incendio del 2008, come inedita sede per mostre ed eventi culturali, inaugurando una nuova stagione espositiva che proporrà un originale modello di eventi chiamato Art experience. La dimora nobiliare sarà infatti il quartier generale di Arthemisia Group, società che organizza mostre e farà di Bologna un punto di riferimento per eventi d'arte. Si parte già domani, con una personale dedicata a Escher che di fatto apre Palazzo Albergati al pubblico, poi con la grande retrospettiva sugli Egizi all'Archeologico, in autunno. Primi passi per grandi progetti da radicare nel territorio, come spiega Iole Siena, presidente di Arthemisia. Presidente Siena, perché avete scelto Bologna? «Intanto ricordo che la nostra attività vi iniziò, quando allestimmo "Le stanze della musica" a Palazzo del Podestà nel 2002. Ora ci torniamo, per le grosse potenzialità legate alla sua centralità. Questa parte d'Italia è rimasta orfana delle grandi mostre che si facevano a Mantova e a Ferrara e i tempi sono maturi per riprendere la tradizione di eventi sulle "grandi civiltà", un tempo curate a Palazzo Grassi di Venezia. Puntiamo a quel bacino di utenza». Quindi avete cercato una sede e trovato Palazzo Albergati. «Per varie coincidenze abbiamo saputo che la proprietà intendeva aprire l'edificio a eventi culturali. C'è stato offerto di lavorare in maniera veloce, abbiamo raccolto la sfida e ora partiamo con un programma che sarà davvero innovativo». Di che cosa si tratta. «L'annunceremo presto, ma è un progetto che rivoluzionerà il modo di intendere le mostre, qualcosa mai fatto prima in Italia, e credo nel mondo. C'è bisogno di rinnovare un mondo delle esposizioni sempre uguale a se stesso. Posso solo dire che si chiamerà Art experience». Oggi si discute su quale modello di mostra vada proposto al pubblico. Qual è la sua idea? «Noi facciamo cultura, ma qualsiasi esposizione è una forma di spettacolo: un racconto per un pubblico che vuole sognare, immaginare, vedere belle cose. Crediamo fortemente nella funzione sociale dell'arte». Lavorerete anche con l'Istituzione Bologna Musei. Come? «Come abbiamo fatto a Milano: non ci sostituiremo alle istituzioni, ma ci affiancheremo. Siamo imprenditori in grado di creare una forte comunicazione. I musei hanno competenze su contenuti scientifici e relazioni internazionali. Per adesso abbiamo lavorato benissimo col personale dell'Archeologico e avuto fruttuosi incontri con l'assessore Ronchi. Noi partiamo, e ci aspettiamo risposte anche da altri soggetti della città. Bologna ha grandi capacità, noi vogliamo rimetterla al centro di un circuito nazionale e internazionale».