LA DENUNCIA GLI AMBIENTALISTI CONTRO LA REGIONE. LA REPLICA: MENO BUROCRAZIA Palermo . L' hanno già ribattezzata la legge "rottama centri storici", perché se oggi pomeriggio l' Assemblea regionale siciliana l' approverà così com' è, permetterà di abbattere e ricostruire nel cuore delle città, da Ibla a Ragusa, da Ortigia a Siracusa, da Catania a Palermo. I deputati regionali che l' hanno sponsorizzata - dal Pd al Nuovo centrodestra - la definiscono una «rivoluzione che sburocratizza gli interventi nei centri storici finora ancorati a farraginosi piani particolareggiati». Ma per urbanisti e associazioni - da Legambiente ad Anci Sicilia - altro non è che il via libera a «un assalto al territorio». Nelle ultime ore decine di movimenti da tutta Italia hanno scritto al presidente dell' Ars, Giovanni Ardizzone, per chiedergli di «stoppare il disegno di legge». Ma gli appelli non sono serviti: oggi il testo sarà in discussione. Cosa prevede? Di sostituire gli strumenti urbanistici finora utilizzati, cioè i piani particolareggiati, con le "tipologie edilizie": la nuova legge classifica le costruzioni in "costruzioni di base", "monumentali" e "moderne", e per ogni tipologia individua gli interventi consentiti. Per restaurare immobili non vincolati basterà una comunicazione e sarà possibile, ottenuto il parere della Soprintendenza, pure abbattere intere palazzine non di pregio e ricostruirle. Le «tipologie edilizie» saranno individuate dai consigli comunali come i piani particolareggiati che, però, venivano valutati collegialmente da un comitato insediato all' assessorato al Territorio. «Mentre con la nuova legge basterà il parere monocratico della Soprintendenza e questo ridurrà le tutele», dicono gli urbanisti Teresa Cannarozzo e Giuseppe Trombino. «Facciamo appello alle persone di buon senso che speriamo si trovino ancora all' interno dell' Ars, affinché si fermino a riflettere prima di votare un ddl che potrebbe produrre effetti devastanti per la nostra memoria storica», dice il presidente di Legambiente Sicilia, Mimmo Fontana. L' Anci Sicilia - attraverso il Pd - ha presentato un pacchetto di emendamenti che, se approvati, salvaguarderebbero i comuni che hanno già approvato i piani particolareggiati: ma in Sicilia sono appena una decina su 390 - tra i grandi ci sono Palermo, Siracusa, Ragusa - e resterebbero fuori, per esempio, i gioielli barocchi di Noto, Scicli e Modica, ma anche Catania. «Il disegno di legge va bloccato e ripensato», insistono le associazioni. All' Ars il Pd è spaccato: se tra i deputati che hanno firmato la proposta di legge c' è Antony Barbagallo, sindaco del piccolo comune di Pedara nel Catanese, il capogruppo dei democratici Baldo Guicciardi ha firmato gli emendamenti dell' Anci. «La legge è uno scempio», attacca Manlio Mele, responsabile Beni culturali del Pd siciliano. In mezzo alla bagarre ci sono i 5stelle. Il presidente della commissione Territorio e Ambiente è Giampiero Trizzino, grillino: «Non condivido la proposta - dice - ma ci tengo a precisare che non vuole snaturare ma solo accelerare le procedure di recupero». In aula si annuncia battaglia.