IL COMUNE DI ROMA REGALA 400 MILA METRI CUBI AI SOLITI COSTRUTTORI PERSINO UNA NECROPOLI DEL I SECOLO D.C. SOTTO 32 EDIFICI E UNA TANGENZIALE Dicono che a Roma, ovunque si faccia un buco nel terreno, si trovi qualcosa di antico. Forse è per questo che, con una frequenza impressionante, la Soprintendenza decide di ricoprire qualsiasi cosa venga alla luce al di fuori dal centro storico (anche perché lì è tutto già scavato). Non ci sono i soldi, si dice ancora, per mantenere aperti i nuovi siti. È vero. Ma forse nel caso dei ritrovamenti di Grottaperfetta, a pochi passi dall'Appia Antica, i soldi per una volta sarebbero entrati nelle casse del Comune e in misura molto maggiore rispetto alle uscite. Una necropoli risalente al I-II secolo dopo Cristo, completa di piccoli mausolei e recinti funerari, cospicue quantità di frammenti ceramici di età medio repubblicana, una fattoria evolutasi in villa suburbana, un lungo tratto di strada romana con rivestimento basolato ben conservato, un tratto di acquedotto e un'antica cava. Almeno per quello che si è scavato. Il tutto non solo beatamente ceduto al consorzio di costruttori Grottaperfetta, perché all'interno di un'area ceduta dal Comune di Roma in convenzione, ma altrettanto beatamente ricoperto da abbondanti strati di terra. Né i romani né i turisti potranno mai visitare quella necropoli. In compenso gli acquirenti dei lussuosi appartamenti nei mega-palazzoni che sorgeranno a partire dal 2016 potranno dire di camminare sulla storia. La vicenda dell'intervento urbanistico n. 60 comincia nel lontano 1962, quando nell'allora Piano regolatore venivano destinati 180 mila metri cubi all'edilizia, in una zona ancora poco abitata. Siamo a pochi metri dal parco dell'Appia Antica, c'è soltanto una strada che divide le due aree. Ed è proprio l'Appia Antica, nello specifico la Tenuta di Tor Marancia, che determina 40 anni dopo l'ampliamento del regalo ai "palazzinari": non potendosi costruire in zona vincolata, il Comune, anzi che dire "scusate, ci siamo sbagliati", decide di "compensare". E così i metri cubi di Grottaperfetta passano da 180 mila a 400 mila all'inizio del 2000. Il gruppo che si aggiudica il premio è formato da una cordata in cui si sono alternati la famiglia Mezzaroma, Ciribelli, Calabresi, Rebecchini, Marronaro e il Consorzio di cooperative Aic. Nomi che i romani, ma non solo loro, conoscono bene. La convenzione con il Campidoglio viene siglata il 5 ottobre 2011 e integrata il 18 giugno 2012. I 400 mila metri cubi si traducono in altri numeri, che danno ancora di più la dimensione dell'affare: sull'area, che si estende per 23 ettari, si dovranno costruire 32 edifici a uso abitativo, un centro polifunzionale, due asili, una piazza, strade interne per la viabilità locale, parcheggi, una pista ciclabile, un sovrappasso in legno e, tanto per non farsi mancare nulla, una tangenziale di collegamento con la via Laurentina. L'hanno chiamata "Nuovo Rinascimento" , forse perché la popolazione aumenterebbe di 5.000 unità. E del resto come dire di no a "piacevoli linee architettoniche", "ampie terrazze" e "lussuosi appartamenti" che partono dalla modica cifra di 230 mila euro (box escluso, naturalmente)? Le vendite sono già in corso e pullulano le inserzioni sui giornali locali, a firma Immobildream di Roberto Carlino, quello che "non vende sogni ma solide realtà". Gli unici che stanno tentando di opporsi a quest'immensa colata di cemento in una città in cui Legambiente stima la presenza di 250 mila alloggi sfitti sono i cittadini e il Municipio VIII. I primi si sono costituiti in un comitato, "Stop I-60" (che ha un proprio sito e una pagina Facebook), e da tempo cercano con ricorsi e manifestazioni di bloccare le ruspe. Il Municipio ha messo in campo tutte le iniziative legali possibili. "Nel febbraio dello scorso anno racconta il presidente Andrea Catarci abbiamo fermato le opere abusive di reinterro dello storico Fosso delle Tre Fontane, intorno al quale esiste un doppio vincolo: idraulico, sul quale abbiamo già vinto, e paesaggistico. A luglio 2014, il Gip di Roma ha disposto il sequestro preventivo dell'area, già sottoposta a sequestro probatorio dalla polizia giudiziaria di Roma Capitale, per consentire il ripristino del Fosso. La legge dice, oltre tutto, che si deve costruire a 150 metri dai corsi d'acqua". Ma come sempre, quando ci sono di mezzo carte e pareri (e soprattutto cemento), la soluzione non è semplice. La giunta regionale del Lazio, su sollecitazione del Consorzio, ha approvato una delibera che toglie il vincolo esistente al Fosso delle Tre Fontane. Contro la giunta Zingaretti, si è espresso per ben due volte (l'ultima, a dicembre 2014) il ministero per i Beni culturali: "Si sottolinea ha scritto che la rettifica deliberata dalla Regione è motivata su un dichiarato errore di graficizzazione. Si conferma la rilevanza paesaggistica del corso d'acqua". Anche l'Autorità di bacino del Tevere richiede che il Fosso venga "tutelato e valorizzato". Come se non bastasse, la Procura di Roma sta indagando per capire se il re-interro del Fosso sia avvenuto attraverso "false" autorizzazioni e scrive il Gip il Corpo forestale ritiene il cantiere "'abusivo, poiché la convenzione, e con essa i progetti delle opere di urbanizzazione ed edificazione sono stati adottati su un presupposto falso, quale la dichiarazione di tombinamento del fosso". "C'è un'altra anomalia, che se non fosse tragica sarebbe addirittura ridicola prosegue Catarci : due estati fa i sei antichi casali presenti sull'area della lottizzazione hanno deciso di suicidarsi tutti insieme. Sono crollati, si sono auto-demoliti, così ci è stato detto. Esiste, però, un vincolo della Soprintendenza per cui si può costruire a 50 metri dalle pre-esistenze". Che sarà mai, sostiene Barbara Mezzaroma, che in una lettera alla cittadinanza parla di "argomentazioni pretestuose e prive di fondamento". Quisquilie, insomma. E, se proprio volete ammirare i resti antichi, potete sempre fare un buco nel giardino di casa (nostra).
Il Fatto Quotidiano
11 Marzo 2015
Una colata di cemento con vista Appia Antica
SI
Silvia D'Onghia
Il Fatto Quotidiano
Il Comune di Roma ha ceduto 400 milioni di metri cubi di terreno a un consorzio di costruttori per costruire 32 edifici a uso abitativo, un centro polifunzionale, due asili, una piazza, strade interne, parcheggi, una pista ciclabile e una tangenziale. L'area, di 23 ettari, era destinata all'edilizia con 180 mila metri cubi, ma il Comune ha deciso di "compensare" con l'aggiunta di 220 mila metri cubi. La convenzione è stata firmata nel 2011 e integrata nel 2012. I costruttori hanno già iniziato a scavare e coprire l'area con terra.
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