Borgo di Campo "La cessione a titolo gratuito a favore della Fondazione Campo doveva essere autorizzata dalla Direzione regionale del Veneto" e "a norma dell'articolo 164 del Codice delle alienazioni, le alienazioni e gli atti giuridici... senza l'osservanza delle condizioni e modalità prescritte, sono nulli". Così nel dicembre 2013 Gianna Gaudini, Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza. Dichiarazione sulla quale fa leva il Comune veronese di Brenzone sul Garda, per rivendicare la proprietà del borgo di Campo, frazione da anni disabitata, risalente al 1023. Oltre ad un raggruppamento di case, ne fanno parte i resti di un castello e la chiesa di San Pietro in stile romanico minore, con affreschi del 1358 riconducibili a Giorgio da Riva. L'attuale sindaco, Tommaso Bertoncelli, così come il predecessore Rinaldo Sartori, sta tentando di far riacquisire il borgo al Comune, contestando la delibera dell'aprile 2009 con cui il Comune aveva ceduto alla Fondazione Campo la proprietà del complesso. L'allora sindaco Giacomo Simonelli, ora presidente della Fondazione, aveva effettuato una permuta con un privato, la società Antico Borgo di Campo, che aveva ricevuto 5.500 mq edificabili in una zona a sud di Brenzone ed aveva dato al Comune il 60 della proprietà del borgo. Due mesi dopo il Comune aveva ceduto gratuitamente alla Fondazione tutto il patrimonio di Campo, di "valore fiscalmente dichiarato di 1 milione e 600 mila euro". Con il cambio di amministrazione mutate anche le idee per il borgo che, "pur mantenendo i vincoli architettonici ed il rispetto ambientale", dovrebbe divenire "di valenza sia storico-culturale che turistico-recettiva", con l'aiuto anche dei privati. Di avviso differente la Fondazione per la quale, attraverso l'ausilio di fondi europei, Campo dovrebbe restare totalmente pubblico e divenire un "borgo dell'artista" con negozi. Nello scontro ideologico il Comune decide di impugnare l'operazione del 2009, richiamando vizi nella procedura. A partire dalla mancata "autorizzazione del Ministero", cioè della Soprintendenza. In attesa del pronunciamento del tribunale di Venezia, il borgo rimane in silenzioso abbandono.