Ristrutturazione del comparto Sant'Agostino, il Movimento 5 Stelle ricorre alla Procura. «Nei luoghi istituzionali non abbiamo avuto risposte serie - ha denunciato Giulia Gibertoni, capogruppo pentastellato in Regione - ci sembra che stiano aggirando le norme». La rappresentante del M5S ha messo a confronto due carte del Piano strutturale comunale, l'una del 2009, l'altra del 2010. La zona del Sant'Agostino, nel primo documento, non compare nelle aree soggette a particolari prescrizioni, ossia la caserma Fanti, piazza Matteotti e Santa Chiara. Il nome figura nell'elenco, tuttavia, nel secondo documento. Nel frattempo, era intervenuta la delibera 34 del Consiglio comunale, in cui non si legge espressamente la modifica nel testo principale, citato dal M5S. Un cambiamento di colore nella carta (da blu a rosso) che darebbe il via libera a investimenti importanti. «Il Psc di Modena dice che nella zona dell'ex ospedale Sant'Agostino non è possibile derogare - ha ripreso Gibertoni - invece qui si sta derogando eccome, con progetti per decine di milioni di euro e trasformazioni che vanno ben oltre il semplice restauro conservativo, incluso lo spostamento della biblioteca Estense nel futuro polo Sant'Agostino. Ci sembra si parli ancora, purtroppo, di legalità liquida». C'era stato anche un ricorso della onlus Italia Nostra. Il 29 agosto scorso il settore Pianificazione territoriale ed Edilizia privata comunale ne aveva rigettato la richiesta di riesame. Tra le precisazioni figura anche che «il Psc individua il complesso con un perimetro continuo rosso che corrisponde alle zone soggette a particolari prescrizioni». Inoltre, nel testo siglato dal responsabile Marco Stancari si fa riferimento al fatto «che l'intervento è stato approvato dalla competente Soprintendenza, come da protocolli d'intesa». Un punto, quest'ultimo, su cui il M5S ha sollevato ulteriori dubbi. «La risposta dell'assessore all'Edilizia Vandelli è insoddisfacente - ha sostenuto il capogruppo regionale - sembra che una volta che la soprintendenza approva allora quasi tutto si può fare, ma certamente non è così». Gibertoni ha richiamato anche l'articolo 7 della legge regionale 20 del 2000, che disciplina gli interventi sugli edifici storici. «Il confronto non è mai partito - ha sostenuto Gibertoni - ora è un corpo estraneo rispetto al dibattito cittadino, ma quando cominceranno i cantieri trasformeranno pesantemente il paesaggio. È necessario essere sicuri prima che la legalità sia rispettata e che il progetto sia condiviso». Critiche altresì verso il parere favorevole espresso dal ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, nel corso di una visita a Modena. «Non deve farsi garante del suo gusto estetico - ha commentato Gibertoni - ma della corretta applicazione del codice dei beni culturali. In questo momento non lo sta facendo nessuno: qualcuno ricordi al ministro, alle nostre istituzioni, alla soprintendenza che non sempre sono attenti come dovrebbero al nostro patrimonio storico». «La variazione è stata fatta con accordi con la soprintendenza e il beneplacito del ministero - ha aggiunto Marco Bortolotti, capogruppo M5S nel Consiglio comunale modenese - ma senza riproporre il giusto percorso. Perciò faremo l'esposto e aspettiamo la risposta della procura». «Il mondo della soprintendenza è abbastanza disomogeneo - ha ripreso la senatrice Michela Montevecchi - in Emilia Romagna ragionerei più sulla direzione regionale dei Beni culturali. Mi auguro che, qualora la procura dovesse ravvisare la presenza e la bontà dei nostri sospetti, le amministrazioni abbiamo il coraggio di prendere tutti i provvedimenti necessari».