Protestano gli ambientalisti, che vorrebbero tutele più stringenti. Protestano gli imprenditori, che chiedono meno vincoli Protestano gli ambientalisti, che vorrebbero tutele più stringenti. Protestano gli imprenditori, che chiedono meno vincoli. Le Apuane, splendido complesso alpino quasi a ridosso del mare, giacimento del marmo più prezioso al mondo, da tempo sono al centro del dibattito politico: il finale della legislatura regionale vede in dirittura d'arrivo due distinti provvedimenti destinati da un lato il piano paesaggistico a tutelare per quanto possibile lo skyline che incastona le province di Massa-Carrara e di Lucca, e dall'altro la revisione della 78-98 innanzitutto a sanare l'assurdo anacronismo per cui, in forza di un editto del 1751, un terzo delle cave carraresi sono considerate private; e poi introduce una serie di novità importanti per le potenziali ricadute sul territorio soprattutto carrarese, con le concessioni a tempo crescente per chi garantisce almeno una quota del 50 per cento di filiera, quindi non solo "mordi il monte e fuggi", ma anche valore aggiunto. Si poteva fare di più e meglio? L'interrogativo è destinato a restare senza risposta univoca. La politica deve pur farsi carico di decidere, e il presidente Rossi lo ha fatto, trovando una mediazione, che magari non accontenta tutti, ma ha il merito di tenere insieme un'industria che esiste da oltre duemila anni e la salvaguardia delle vette. Si preannuncia altrettanto accidentato, visti gli immancabili ricorsi che i "proprietari" dei beni estimati (così si chiamano le cave considerate private a Carrara) presenteranno per tenere in vita questa anomalia, il percorso della revisione della legge 78-98: la Regione, anche se in extremis, ha dato la sponda al Comune di Carrara, che ora potrà recuperare almeno quattro milioni di euro l'anno di canone di concessione dal quale finora erano esentate alcune delle più belle cave, e poi programmare le aste attraverso le quali provare a riequilibrare il rapporto fra marmo escavato ed esportato. I carraresi, abituati da secoli a raccogliere le briciole (su un giro d'affari stimato dei blocchi di 7-800 milioni, il Comune ne incassa una dozzina) aspettano ora che le leggi regionali vengano tradotte in regolamento comunale: in passato ci sono state pessime sorprese, come quando pur in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale del 95 si è smantellato il regolamento del 94 con una serie di postille a favore degli imprenditori. Il 14 maggio, gran parte della giunta e una serie di rappresentanti delle imprese saranno davanti al gip e rischiano un rinvio a giudizio per abuso d'ufficio, per presunti accordi sulle tariffe del marmo favorevoli alle aziende; da due anni è in corso una maxi inchiesta sulla sottofatturazione nella vendita dei blocchi: di recente, a un solo imprenditore sono stati contestati oltre 280mila euro di presunta evasione per la cessione di una quindicina di blocchi pregiati (di quel tipo ne scendono almeno 5mila l'anno). Insomma, pacchia finita per quella quindicina di famiglie che fanno profitti d'oro? La strada intrapresa sembra quella giusta. Se davvero si riuscirà ad archiviare l'editto di Maria Teresa Cybo Malaspina del 1 febbraio 1751 e ad andare alle aste, saranno risultati storici.
TOSCANA - PIANO PAESAGGISTICO. GROVIGLIO DI INTERESSI E PROTESTE INCROCIATE
La Regione di Toscana ha approvato due provvedimenti per la gestione del marmo nelle Apuane. Il primo provvedimento, il piano paesaggistico, mira a tutelare lo skyline delle province di Massa-Carrara e di Lucca. Il secondo provvedimento, la revisione della legge 78-98, mira a sanare l'assurdo anacronismo per cui un terzo delle cave carraresi sono considerate private. La revisione della legge 78-98 introduce una serie di novità importanti per le potenziali ricadute sul territorio, come la concessione a tempo crescente per chi garantisce almeno una quota del 50 per cento di filiera.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo