L'escavazione nelle cave di Carrara L'escavazione nelle cave di Carrara CARRARA. Si prepara l'offensiva delle aziende del marmo, contro la nuova legge regionale sugli agri marmiferi, e contro il piano paesaggistico. Entrambi, nelle intenzioni della Regione, in dirittura d'arrivo. Gli umori, anzi, i malumori, sono condensati nell'analisi del direttore dell'Associazione industriali di Massa Carrara, Andrea Balestri. La sesta commissione regionale ha licenziato il testo della nuova legge (riformando la 7898) sulle cave. La proposta andrà in aula a Firenze nei prossimi giorni, assieme al Piano paesaggistico. La legge regionale equipara agli agri marmiferi (patrimonio del Comune) i beni estimati. Come reagirà il settore lapidelo locale? «La Regione non può stabilire il diritto di proprietà, che è competenza esclusiva dello Stato. E la Regione ne è consapevole: ha trovato un escamotage che è un piccolo mostro. La regione ha trovato una via strana e molto pasticciata. Dobbiamo essere seri. Basta con questo gridare sempre contro i ricorsi degli imprenditori. Se un'azienda è titiolare di un diritto, ha il diritto di difenderlo. È normale e in questo non c'e nulla di male né di arrogante. Dobbiamo essere consapevoli che questa decisione della Regione produrrà reazioni». Perché pensa che la Regione abbia trovato un escamotage per quanto riguarda i beni estimati? «Che scelta è? Lo avevamo detto anni fa quando ci fu la prima proposta di legge. Facemmo a Firenze le nostre osservazioni, non hanno ascoltato. Non hanno accettato gli emendamenti che avevamo chiesto. Ora, sulla questione dei beni estimati, avranno o no il diritto le aziende interessate, di chiedere che tutto sia accertato? E credo che il Comune dovrà prendersi una grossa responsabilità: perché la Regione non ha detto che i beni estimati non ci sono più; sarà il Comune a dover fare accertamenti cava per cava, la Regione ha messo in testa al Comune un compito di accertamento che è delicatissimo. E chi si vedrà notificare dal Comune l'accertamento sul bene estimato andrà a tutelarsi. Quindi ci troviamo di fronte a una volontà e a una scelta politica, e se poi i titolari dei beni estimati vorranno tutelarsi, sarà un diritto di civiltà. Non c'è da scandalizzarsi se le aziende si concentreranno su questo aspetto». La nuova legge punta a far sì che il 50 per cento del marmo estratto venga lavorato in loco. Cosa ne pensate? «A parte il problema della tassazione (come si calcola il valore medio di mercato?), quando si dice che il 50 del marmo prodotto va lavorato nel sistema locale, chiedo: quale è il sistema locale? Non c'è chiarezza. Va bene la filiera corta, ma viene imposta con una approssimazione non comprensibile. Lo dicemmo già quando era assessore regionale Ceccobao». Quale scenario si prefigura? Quale clima? Si tornerà un giorno a parlare di concertazione? «Certo che cambia il clima. La concertazione non esiste più da molto tempo. La nostra disponibilità non c'è più. Siamo stati per mesi a cercare vie di uscica, c'erano progetti di investimenti per milioni. Prendiamo atto di una volontà. Aspettiamo la legge definitiva, poi le aziende faranno ciò che riterranno di dover fare, per tutelarsi. Una reazione quasi scontata sui diritti di proprietà». E sulla durata delle concessioni? «L'Unione europea dice che la durata delle concessioni non è matematicamente determinata, ma legata al ciclo degli investimenti. Non ci sono numeri magici. I politici non si rendono conto. La durata della concessione è un altro grosso problema. Speravamo che prima di arrivare a certe scelte si potessero trovare vie diverse, non c'è stata questa volontà». Come si muoverà Assindustria apuana? «Interverremo ove necessario, su alcuni aspetti. Per quanto riguarda i beni estimati interverranno i singoli imprenditori: la battaglia legale riguarderà autonomamente ogni singola impresa che vorrà intraprenderla. Sui beni estimati non prevedo ricorsi di Assindustria, ognuno si tutelerà in proprio». Un commento sul Piano paesaggitico? «Spettacolo deprimente.Non abbiamo ancora il testo che avremo probabilmente a giorni, come quello della nuova legge. Ma entrambi, legge sulle cave e Pit, credo che costeranno molto in termini di battaglie». Quali reazioni nei confronti del Comune? «Non c'è acredine contro il Comune, ma i due terzi dei ricorsi che ci sono, sono imputabili secondo noi a errori formali del Comune». E il rapporto con la città? «Sembra che gli imprenditori del marmo siano gli irriducibili rimasti su un'isola a continuare una guerra. Non è così. E non sono neppure i cattivi che vogliono affamare il comune. Ma il clima è difficile. Pesante».
TOSCANA - PIANO PAESAGGISTICO. Pianeta marmo. "Beni estimati, scontata la battaglia per difenderli"
La Regione di Toscana ha approvato una legge regionale che equipara gli agri marmiferi (patrimonio del Comune) ai beni estimati nelle cave di Carrara. Questa decisione è stata criticata dalle aziende del marmo, che sostengono che la Regione non ha il diritto di stabilire il diritto di proprietà, che è competenza esclusiva dello Stato. Le aziende hanno anche criticato il Piano paesaggistico, che prevede la riduzione del 50% del marmo estratto e lavorato in loco. Le aziende del marmo sostengono che il piano non è chiaro e che non ci sono numeri magici per la durata delle concessioni.
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