MARINA Pugliese, direttore del polo dei musei di arte moderna e contemporanea. Cioè la Gam, il Museo del 900, il Museo delle Culture che si inaugura tra un paio di settimane. Ex genovese, nata in un anno fatale, il 1968. Ex ragazza punk, anni di formazione di cui conserva un teschio, tatuato sul cuore. Milanese convinta, ha un marito che vive a San Francisco, tre figli adolescenti (uno a San Francisco con il marito), un gatto. Lei fa avanti e indietro. Partiamo dalle mimose. «Fiore bellissimo, ma lo preferisco sulla pianta». Pensa di riceverne, di regalarne? «Assolutamente no». Che pensa di questa festa. Serve? «Un po' triste, la necessità di celebrare la donna. Dovrebbe essere normale, no? Invece siamo sempre qua, con la rabbia per certi atteggiamenti, con le differenze economiche maschio-femmina, il diverso posizionamento nel mondo del lavoro». Lei non può lamentarsi, però. «No. Adesso sono in una posizione di potere. Nessuno potrebbe dirmi "senti bambina, senti bellina", come mi è capitato di vedere qualche tempo fa». A lei non è mai successo? «Una volta. Durante una riunione un mio superiore mi ha definito "sorella". Gli ho detto "dottoressa Pugliese, prego"». Riunione del Comune di Milano? «No». E con il Comune, con il lavoro, come va? «Sono fortunata. Ad esempio, sia la dirigenza che gli assessori capiscono il valore dell'aggiornamento e della ricerca. Due anni fa sono stata un trimestre in congedo a Los Angeles a studiare al Getty Conservation Institute». Gestire tre musei non sarà cosa semplice, avendo anche una famiglia, metà qua metà là. «Anche qui sono fortunata: non si inaugurano mostre d'estate e nemmeno a Natale, posso gestire il tutto». Con la città lei come se la cava? «Milano ha dei vantaggi: è una città piccola, ben servita, dove non c'è bisogno della macchina. Io sono sempre in bici o Vespa o metrò. Tutto è a portata di mano, qui è possibile tenere insieme più piani contemporaneamente: i colloqui con gli insegnanti, le riunioni di lavoro, il gatto da portare dal veterinario. Los Angeles è un'altra storia». Milano sta facendo una battaglia sui diritti. «Le unioni civili, i matrimoni gay, ma tra un po' non ce ne sarà più bisogno. Le cose stanno cambiando, basta guardare i nostri figli, il rapporto maschio-femmina sta cambiando velocemente». Quante donne lavorano con lei? «Il mio staff è quasi tutto al femminile». E funziona? «Sì, perché di solito nel lavoro le donne sono ostili alle donne, e sono meno allenate degli uomini a fare squadra, il che comporta un enorme dispendio di energia. Se invece sono capaci di fare rete, di progettare una carriera in modo intelligente... ». Allora, come funziona la rete al Museo del 900? «Io sono la specialista di conservazione dell'arte contemporanea. Le mie storiche collaboratrici sono Jolanda Ratti, specialista di conservazione dei new media, e Danka Giacon, di archivistica del contemporaneo. Sono specialità che non si sovrappongono, ma si sorreggono. Funziona ». Funziona anche in famiglia, la rete? «Sì, basta avere dei modelli femminili che ti aiutino e ti incentivino. Mia madre, mia suocera... Serve a non avere quei sensi di colpa che sono devastanti per le donne. Mia nonna mi diceva "magari impara a cucire qualcosa, a stirare". E io le rispondevo "parlo quattro lingue, cosa me ne frega di saper stirare"». Ha poi imparato? «No. Però ha imparato mio marito, che si chiama David Moretti e fa l'art director a Wired America. Sta a San Francisco con un figlio, è stato costretto».
"La mia vita spericolata fra tre musei e la California"
Marina Pugliese, direttore del polo dei musei di arte moderna e contemporanea, parla delle sue esperienze e delle sue opinioni. Ha iniziato come ragazza punk e ha studiato all'Università di Genova. Ora è una donna in posizione di potere, con tre figli e un marito che vive a San Francisco. Parla della necessità di celebrare la donna e della rabbia che le donne provano per le differenze economiche e per gli atteggiamenti maschili. Sostiene che le donne devono fare rete e progettare le loro carriere in modo intelligente per raggiungere il successo. Parla anche della sua famiglia e del suo marito, che è un uomo che ha imparato a essere più femminile.
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