QUANDO nasce un nuovo museo, come quello annunciato a Casal de' Pazzi, è sempre una buona notizia. La cattiva notizia è invece racchiusa in una semplice domanda: quanto durerà, quanto costerà, chi metterà i soldi? E, soprattutto, a che servirà? Non bastava la già complessa rete museale romana che da anni è in crisi di astinenza identitaria e finanziaria? Non bastava provare a risolvere i problemi dei grandi musei di Roma sull'orlo della bancarotta? Default, sì, avete capito bene. Le ultime vicende legate al futuro del Palaexpo danno un senso al problema. Il Palaexpo, quello affidato in pompa magna alle cure di Franco Bernabè, è con l'acqua alla gola. Non per colpa di Bernabè o del direttore Mario De Simoni, ma perché da quasi sei mesi nessuno, né il sindaco né l'assessore alla Cultura Marinelli, risponde ad una domanda: è possibile creare una super fondazione che raggruppi tutto il sistema museale di Roma per fare sinergia e per presentarsi in modo competitivo sui mercati culturali mondiali? In questo raggruppamento dovrebbero rientrare il Palaexpo per l'appunto, le Scuderie del Quirinale, il Macro in tutte le sue declinazioni, i Musei comunali di arte contemporanea, la Centrale Montemartini, i Musei Capitolini, e anche Galleria Borghese, che è dello Stato ma che potrebbe essere utilissima alla mission. Il progetto c'è, i contatti con eventuali investitori esteri anche, la disponibilità di importanti fondazioni romane a metterci dei soldi è acclarata. Ma dal Comune si risponde con una raffica di tagli. Se passasse la linea di bilancio attuale, Palaexpo e Scuderie subirebbero una sforbiciata mortale. Sapete a quanto si ridurrebbe l'apporto comunale? A otto milioni anno, Iva compresa (era di 14 milioni fino al 2012).