I cipressi di Carducci a Bolgheri, i pini di D'Annunzio alla Versiliana di Forte dei Marmi. Sembra che la terribile tramontana che da ieri notte batte la Toscana si sia incaricata di ricordarci nel modo più rude che da noi è impossibile tracciare una linea netta che separi la storia dalla natura, il paesaggio dalla letteratura e dall'arte. Questo intreccio, questa comunione rappresentano forse il nucleo più originale della nostra identità nazionale: ed è per questo che l'articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare «il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione». I cipressi che ornano, alti e schietti, il viale voluto nell'Ottocento dai conti Della Gherardesca per collegare la via Aurelia al piccolo borgo di Bolgheri e che da ieri sono dieci di meno non ci sarebbero così cari se il giovane Carducci non li avesse presi indolentemente a sassate, e se poi, fatto maturo e poeta, egli non avesse immaginato che quegli stessi cipressi gli parlassero. Forse ciò che non ricordiamo di quella poesia che il vento ci spinge oggi a riesumare dai ricordi di scuola è che i cipressi rammentano senza molti giri di parole a un Carducci ormai diventato «una celebrità», che egli è in realtà «un pover uom», incapace di lenire il suo stesso dolore di vivere. Il paesaggio, la natura («Pan l'eterno che su l'erme alture A quell'ora e ne i pian solingo va») sono come medicine che ci disintossicano dalla vita forzata della città, dalla prigione del ruolo sociale: uno dei pochi strumenti che abbiamo per tornare liberi, per rompere l'assedio di una vita misurata sul monocorde metro del denaro. Dovrebbe farci riflettere che in queste ultime settimane Italia Nostra stia conducendo una solitaria battaglia contro la selvaggia deforestazione che non il vento, ma gli italiani, stanno compiendo in nome del denaro. Dal centro della Sicilia ai Parchi calabresi del Pollino e della Sila, fino al Parco di San Rossore in Toscana sono migliaia gli alberi abbattuti negli ultimi mesi: nel quasi completo disinteresse generale. E proprio nella regione di Bolgheri e della Versiliana è in corso una battaglia durissima per l'approvazione del Piano Paesaggistico, che l'assessore Anna Marson anche ieri ha provato a difendere da una serie di emendamenti incrociati di maggioranza e opposizione, unite dalla pessima idea che il paesaggio debba venire solo dopo le rendite di posizione delle lobbies dello sfruttamento selvaggio del territorio: e non è affatto detto che alla fine il Piano riesca a nascere. Insomma, siamo pronti a commuoverci se è il vento a violentare quel paesaggio che noi stessi siamo poi prontissimi a barattare per un reddito immediato. Il fatto è che forse dovremmo tornare ad ascoltarli, i cipressi di Bolgheri, finché ci sono: «Perché non scendi? Perché non ristai? Fresca è la sera e a te noto il cammino. Oh, sièditi a le nostre ombre odorate ... A le querce ed a noi qui puoi contare L'umana tua tristezza e il vostro duol.»
TOSCANA - I fragili alberi della poesia
La terribile tramontana ha colpito la Toscana, ricordando la communità tra storia, natura e arte. L'articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico. I cipressi di Bolgheri, che Carducci ha preso a sassate, sono cari perché li ha immaginato parlare. Il paesaggio e la natura sono medicine per la vita forzata della città. L'Italia sta conducendo una solitaria battaglia contro la deforestazione, con migliaia di alberi abbattuti negli ultimi mesi. A Bolgheri e alla Versiliana è in corso una battaglia per l'approvazione del Piano Paesaggistico.
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