Luoghi come Ur, Babilonia e Ninive sono stati centri in cui nacquero le attività umane, dall'agricoltura alla scrittura, dalla legislazione all'organizzazione dello Stato. Una ricchezza già in parte compromessa dal conflitto del '91 e che ora potrebbe svanire. Timori anche per i musei di Bagdad e Nassiriya sebbene molti reperti siano stati nascosti in località segrete. «Hallo? Sono Mohamed, si ricorda di me?. «Che sorpresa, da dove mi sta chiamando?». «Non importa dove sono. Non sono lontano dal confine con l'Iraq e aspetto. Prima o poi di qui dovrebbe passare qualcosa di interessante; appena arriva, mi faccio vivo. Chiamerò ancora». Una telefonata di poche parole arriva in una capitale europea per avvisare un possibile compratore che tra qualche giorno potrebbero uscire illegalmente dall'Iraq materiali archeologici e oggetti d'arte destinati al collezionismo internazionale. Insomma, ai margini del Paese sconvolto dalla guerra, abili trafficanti aspettano come avvoltoi che dalle città semidistrutte giungano oggetti rubati nei musei devastati; svenduti da collezionisti alla fame; scavati mentre svaniva nel nulla qualsiasi forma di controllo. Cosi, oggetti la cui età si calcola in millenni e che raccontano la storia più antica della civiltà, varcheranno 1 confini della Mesopotamia per disperdersi nei mille rivoli di quel mercato antiquario internazionale che non si fa troppe domande. Questo, secondo gli archeologi preoccupati per il futuro del patrimonio culturale dell'Iraq, rappresenta un rischio anche più grave dei bombardamenti. Forse non è così i bombardamenti distruggono per sempre, il mercato clandestino nasconde e c'è sempre la speranza di recuperare qualcosa ma è indubbio che i due fenomeni, sommandosi, rischiano di devastare testimonianze che fanno parte della nostra stessa identità. Secondo informazioni giunte alla vigilia dell'attacco angloamericano molti dei materiali più preziosi conservati all'Iraq Museum di Bagdad e in altri musei delle città principali, erano stati tolti dalle vetrine e nascosti in rifugi sotterranei approntati in località segrete. Ma nonostante questo, molti altri materiali soprattutto quelli difficilmente trasportabili sono stati lasciati al loro posto e sono quindi a rischio bombe. Lo stesso vale ovviamente per le strutture architettoniche di migliaia di siti archeologici o di interesse artistico che, secondo notizie raccolte dall'Unesco, hanno subito danni già nel primissimi giorni di combattimenti. Le aree più a rischio finora sono quella di Ur nel Sud, di Babilonia al centro (che si trova nei pressi di Najaf, teatro di uno del combattimenti più intensi), e di Ninive, nel Nord, alle porte di Mosul, uno dei bersagli del bombardamenti. Inoltre, l'Unesco segnala danneggiamenti ad alcuni palazzi di interesse storico a Bagdad, a Mosul e a Tikrit; in queste due ultime località sarebbero stati colpiti anche i rispettivi musei. Gravissimi timori anche per il museo di Nassiriya, uno dei più ricchi del Paese. Per queste ragioni, ha dichiarato 11 vicedirettore alla cultura dell'Unesco, Munir Bushenaki, è stata fornita a Washington una mappa dei principali siti archeologici e del musei dell'Iraq. Con la speranza che vengano risparmiati. A partire dal quarto millennio avanti Cristo, in Mesopotamia (oggi In gran parte compresa nei confini dell'Iraq), si susseguirono popoli che hanno scritto i più antichi capitoli della storia umana. Sumeri, Accadi, Babilonesi, Assiri, Parti e infine l'Islam hanno lasciato splendidi esempi di architettura che già nella precedente guerra del Golfo subirono spoliazioni gravissime. Tutto quello che ha formato le stesse radici della cultura è apparso qui, tra 11 Tigri e l'Eufrate: l'agricoltura, la ceramica, l'architettura, la scrittura, l'idea di città, l'organizzazione dello Stato, le leggi scritte, la ruota, la cartografia, la letteratura epica, quella religiosa, in sostanza la memoria più profonda della civiltà occidentale è proprio in Iraq e le testimonianze di tutto questo sono scritte in caratteri cuneiformi su centinaia di migliaia di tavolette di creta essiccata rinvenute dagli archeologi negli archivi del palazzi reali dove gli scribi registravano la vi ta quotidiana dei contadini, la paga degli operai, le loro razioni di cibo, la costruzione dei canali, 1 trattati di pace, gli accordi commerciali, i prestiti internazionali, le leggi, i matrimoni, i divorzi, le guerre, le vittorie, le opere dei potenti, le scienze, l'osservazione delle stelle, i segnali degli dei. La vita tutta. E tutto veniva scritto e archiviato con cura. Da più di un secolo e mezzo gli archeologi di molti Paesi hanno scavato in Iraq per recuperare quelle testimonianze preziose che partono dal 7000 a.C., per ricostruire la memoria perduta, per raccontarci come cominciammo a costruire la civiltà. E gli italiani hanno avuto un ruolo importante soprattutto negli ultimi 40 anni con scavi principalmente a Seleucia, Ctesifonte, alle porte di Bagdad e Veh - Adashir. Ma ora tutto quello che è stato ritrovato rischia di sbriciolarsi, di perdersi per sempre.
IRAQ: PERICOLO PER L'ARTE - Allarme Unesco: "Già colpiti siti archeologici"
In Iraq, i bombardamenti e la guerra hanno danneggiato profondamente i siti archeologici e i musei, mettendo a rischio la perdita di testimonianze storiche e culturali di millennia di civiltà. Molti reperti sono stati nascosti in località segrete, ma molti altri sono stati lasciati al loro posto e sono a rischio di essere distrutti. L'Unesco ha segnalato danneggiamenti ad alcuni palazzi storici e musei, e ha fornito una mappa dei principali siti archeologici e musei dell'Iraq per evitare che vengano distrutti. La perdita di queste testimonianze culturali rappresenta un rischio grave per la nostra identità culturale e storica.
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