Ecco alcuni stralci dello studio di Antonio Capano su "Castelli, palazzi baronali e borghi fortificati nel Cilento" pubblicato da Archeologia "Salternum". I lineamenti storici di Capano sono accompagnati da una mappa originale che localizza le fortificazioni presenti nei territori cilentani di Antonio Capano Le città ed i borghi fortificati che la storia ci ha tramandato, in parte conservati o scoperti, in assenza di fonti storiche, a seguito dell'esplorazione archeologica, ancora si stagliano sui colli, a dominare le antiche vie, al riparo dai miasmi delle paludi, che hanno caratterizzato, con il bosco e le terre coltivate, il paesaggio dell'antichità, in minima parte riportate sulla documentazione cartografica, a partire dal XIII secolo. Rivestono un carattere particolare le ville fortificate che, soprattutto durante i turbinosi secoli del tardo Impero e dell'alto Medioevo ed in mancanza di un efficace potere centrale, costringevano i principali rappresentanti a ritirarsi in residenze private costruite nell'agro ed a gestirvi l'esistente. Durante la guerra greco-gotica, si cercò di rafforzare e fortificare i centri abitati dislocati in punti strategici (nel Cilento i più conosciuti sono Molpa e Magliano), anche utilizzando ville fortificate precedenti e le Sale longobarde. () Tra i Normanni. Durante il principato di Gisulfo II, il Cilento era stato «diviso dai Normanni in quattro "terre": Novi, Gioi, Magliano, Cuccaro, oltre il caposaldo di Monteforte per una superficie di oltre 380 kmq Un territorio del tutto inscindibile, in quanto si estendeva tra i confini della Calabria, ove già operava Roberto, e la piana di Eboli, nel cui castello il conte del Principato pose una delle sue residenze; il ripristino e, pertanto, il rafforzamento delle antiche fortificazioni sui picchi di Gioi, Novi e Cuccaro non solo avrebbero ridato il dominio delle vie fluviali dell'antica chora di Velia (le necessità nuove e diverse spiegano l'abbandono della Civitella, non più utile strategicamente), ma avrebbero costituito un antemurale invalicabile alla naturale imprendibile fortezza che è il gruppo del Gelbison. Epoca Federiciana. In epoca federiciana vennero istituiti i provisores castrorum, cui si deve l'incarico della manutenzione dei castelli, alla quale dovevano contribuire gli abitanti dei centri vicini: ad esempio, il «castrum rocca de Gloriosa» doveva essere tenuto efficiente, oltre che dal personale di quella rocca, dagli abitanti di Montesano, di Trupano, di S. Mauro ed, eventualmente, di Cadossa, S. Giovanni a Piro, Cuccaro e Castellamare della Bruca. Dopo il drammatico esito della Congiura dei Baroni (1246), capeggiata dai Sanseverino, da cui si salvò il solo Ruggiero e qualche alleato, come il potente Pandolfo Fasanella, alcuni castelli vennero demanializzati. Con il suo riordinamento feudale, l'imperatore aveva frazionato l'antica baronia di Novi, elevando a feudi autonomi i suffeudi di Magliano e di Cuccaro. L'avocazione alla corona ne segnò addirittura la dissoluzione». Così assistiamo alla conquista e distruzione di parte di Capaccio (). Gli Angioini. Re Carlo I, che fece recuperare ai baroni i beni loro confiscati da Federico II e dagli Svevi, «restituì a Francesco di Monforte (a. 1271), quel castello (cucculi, Cuccaro) con la terza parte di Magliano, ordinando pure agli abitanti "Nove et Johe" e cioè alle famiglie "vassalli angarii Thomasie de Magnia", di rientrare nel feudo, da dove evidentemente erano fuggiti sospinti dalle persecuzioni imperiali». Successivamente, durante la guerra angioinoaragonese (1282-1302) che «risultò rovinosa per l'intero territorio del Cilento, soprattutto per la parte meridionale di esso, dove la guerriglia infierì dal 1284 al 1299 fu appunto l'acrocoro del basso Cilento a contenere l'avanzata dell'esercito assoldato dagli Aragonesi e costituito dai tristemente noti Almugaveri, ai quali si erano riunite bande siciliane Innanzi tutto si pensò di sbarrare le più facili vie d'invasione, le vie fluviali del Bussento, dell'Alento e del Calore Si stabilì perciò di potenziare le fortificazioni di Policastro e con opere sussidiarie quelle di S. Marina e Capitello a destra, e a sinistra Bosco, Camerota e le pendici del monte di Bulgheria: si agguerrì poi una seconda linea più interna, la Roccagloriosa - Torre Orsaia Castel Ruggero». Gli Almugaveri, tra l'altro, occuparono Civita Pantuliano sugli Alburni e Castellabate confinante con Agropoli angioina; i danni della guerra desolarono le contrade e costrinsero il re ad esentare dalle tasse le popolazioni provate, anche da condizioni climatiche, carestie ed epidemie, ed a contribuire alla riparazione dei castelli danneggiati dalla guerra, in quanto i feudatari non avevano le risorse finanziarie idonee. Non mancarono esenzioni fiscali e in qualche caso, come a Novi, si ritenne opportuno costruire una fortificazione ex novo per adattarla alle nuove tecnologie militari. Ma il rigido sistema angioino e la consegna delle finanze del regno a mercanti e banchieri fiorentini, oltre agli abusi di feudatari o loro rappresentanti, condussero a numerosi torbidi. L'età moderna. Nel periodo aragonese si trasformarono più o meno integralmente le fortificazioni precedenti per renderle idonee a sopportare i colpi delle nuove armi da fuoco. Allora il paesaggio cilentano che osserviamo nella vedutistica dell'epoca è composto di resti antichi e medievali che si integrano ad un paesaggio dall'aspetto selvaggio.