Nonostante le rassicurazioni di Maroni, del commissario speciale Sala e del premier Renzi, il baraccone Expo sta crollando miseramente ancora prima di iniziare, Mantova inclusa. Gli arresti per corruzione e mafia all'interno di inchieste che hanno smascherato gli intrecci del mondo politico ed economico rendono bene l'idea. Le inutili colate di cemento portate da Expo sul territorio milanese, come la BreBeMi sono speculari al controllo delle multinazionali dell'industria alimentare sull'esposizione universale: nulla hanno a che fare con il tema "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Senza contare poi la drammatica situazione di precarietà e sfruttamento che migliaia di giovani vivranno sotto le mentite spoglie delle "opportunità di lavoro" di Expo 2015. Mantova merita una menzione speciale perché il conclamato provincialismo politico e una certa dose di cialtronerìa del "Sistema Mantova" che doveva declinare Expo sul territorio, hanno fallito tutti gli obiettivi più importanti: il padiglione galleggiante, con centinaia di migliaia di euro messi a disposizione da enti locali e associazioni di categoria è affondato ancora prima di essere costruito. Ora ad essere in bilico è il discutibile progetto del Museo del maiale in 3D nelle cantine di Palazzo Ducale. Proprio mentre la cultura e i musei mantovani soffrono la mancanza di fondi, idee e competenze non clientelari, sono stati messi a disposizione trecentomila euro da Camera di commercio e Regione Lombardia. A soli due mesi dall'inaugurazione di Expo, a Mantova volano gli stracci tra l'ex-assessore Benedini, la Camera di commercio che è pronta a sfilarsi dal progetto e l'assessore regionale, nonché sponsor dell'operazione museale, Gianni Fava, in quella che sta assumendo sempre di più i contorni di una farsa. La fine di questo progetto da un lato ci soddisferebbe perché un'altra opera inutile non realizzata equivale a un importante risparmio di fondi pubblici provenienti dalle nostre tasse; dall'altro assisteremmo comunque all'ennesimo fallimento della classe dirigente locale. Mantova è stata martoriata dalla crisi e da un ventennio di cemento e privatizzazioni, grazie a imprenditori avidi e una classe politica complice. Il tessuto sociale è andato in pezzi e le fabbriche e le sicurezze sociali stanno scomparendo. Ci ripetono che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case popolari, per la messa in sicurezza del territorio, per i trasporti degli studenti o per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l'acqua e la sanità, mentre non passa giorno senza che qualche inchiesta giudiziaria scopra come ingenti fondi pubblici siano utilizzati per speculazioni e grandi opere inutili: per questo siamo convinti che Expo 2015 puzzi di marcio, dalla testa milanese fino ad arrivare a Mantova.