E PER di più inoltrate nella forma di progetti sommari (la «cartuscella con poche righe» citata da Cozzolino) senza tenere conto delle modalità e dei tempi previsti dalle procedure burocratiche. Accade anche che, ancor prima di presentare alcuna richiesta, si ricorre al terrorismo mediatico lanciando accuse preventive a chi dovrà esprimersi, come nel caso del progetto di illuminazione di piazza Plebiscito, non ancora presentato ma già oggetto di conflitto per un inesistente diniego. Già da anni, e non solo da quando si è insediata la attuale giunta, si assiste preoccupati e annoiati alle crisi tra i vertici di Comune e soprintendenza; il sindaco tenta di accreditare l'idea che il conflitto sia tra posizioni oscurantiste e progressiste, tra irragionevoli e personalistici divieti e avanzati programmi di innovativa e rivoluzionaria riqualificazione urbana e sociale per rendere Napoli attraente a livello internazionale. Le due posizioni appaiono sbilanciate a favore del sindaco per il suo atteggiamento impetuoso, per il suo vittimismo e per i mantra che ripete ossessivamente fino a svuotare di significato anche nobili espressioni come liberazione, bene comune, riqualificazione, bene culturale, regole, controllo, immagine; questo metodo continuamente e preventivamente bellicoso fa sì che sia più facile credere nelle buone ragioni della demagogia piuttosto che in quelle scomode della istituzione preposta alla tutela, che è ovviamente incompatibile con l'indiscriminato uso dei beni culturali. La tutela e la conservazione non sono, come si vuol fare credere, sinonimo di arretratezza e oscurantismo; vi è piuttosto un rapporto diretto e proporzionale tra quanto si chiede e quanto si ottiene, tra l'entità del rigore e l'entità della richiesta; la voracità nell'uso dei beni culturali può facilmente scadere nell'abuso, la loro fragilità impone dei limiti e delle regole che mirano a non relegarli all'idea di risorse a costo zero, disponibili per ogni finalità. D'altra parte chi fornisce maggiori garanzie sulla tutela, indipendentemente dalle competenze istituzionali: chi è convinto che i beni culturali esistano solo in quanto strumenti di valorizzazione, o chi ritiene che abbiano un valore proprio e esigenze ineludibili? Napoli non è solo il contenitore di un patrimonio che esiste unicamente per attrarre turisti, accogliere folle ed eventi senza soluzione di continuità. Napoli è essa stessa un bene culturale e la sua tutela coincide, di conseguenza, con la tutela dei suoi beni culturali; il loro delicato equilibrio comporta regole certe, molte già codificate dal sistema di leggi e note agli operatori culturali più consapevoli e altre da elaborare a scala locale in relazione appunto alle situazioni che si generano. Il turismo va incrementato con iniziative di qualità che siano compatibili con questi parametri, all'interno di programmi che prevedano l'integrazione di tutte le risorse della città, anche quelle da tempo sopite, come ad esempio il verde pubblico. La recente riforma del Mibact mira proprio al rafforzamento del rapporto tra cultura e turismo con il coordinamento delle Direzioni regionali, in una ottica che può ritenersi corretta se serve a evitare contrapposizioni tra enti locali e ministero in tema di valorizzazione e l'irrigidimento difensivo delle soprintendenze di fronte all'iperattività e all'approssimazione di progetti che coinvolgono i beni culturali. Un caso indicativo è il lungomare Caracciolo, mito internazionale di bellezza naturale, paesaggistica e architettonica: i turisti sono attratti dal sito o dal festival della pizza? Sono attratti dalla localizzazione degli eventi in questo straordinario luogo ma ambiscono a goderne le sue qualità. Se gli allestimenti invasivi e continui, se la eccessiva folla ne impediscono la percezione i turisti sono soddisfatti o pensano a un raggiro? Cittadini e turisti hanno il diritto di ammirare il nostro paesaggio senza intravedere Castel dell'Ovo, il Vesuvio, il mare, il golfo tra ponteggi, tavolati, paninoteche ambulanti, arene, dissuasori in plastica colorata? Proprio da queste banali domande si comprende come sia nata l'esigenza di imporre un ulteriore vincolo sul lungomare; esso stabilisce che la reiterazione senza limiti di tempo e di spazio di eventi debba essere contenuta in una griglia di «parametri fissi, uno strumento chiaro e riferimenti precisi», per consentire che il nostro ineguagliabile lungomare si riposi periodicamente, rimanga per intervalli di tempo ben definiti e certi libero da orpelli per potere essere goduto finalmente da tutti nella sua metafisica bellezza.