Autore: Valentini, Giovanni Potremmo definirlo "ambientalismo peloso", quello testimoniato da quest'articolo, su la Repubblica del 24 maggio 2005. E magari "ambientalismo sostenibile" è un ossimoro. Ne riparleremo, lo meritano l'autore e il suo giornale, nonché quelli (molti) che pensano come lui Assolutismo ambientale Potremmo definirlo "ambientalismo peloso", quello testimoniato da quest'articolo, su la Repubblica del 24 maggio 2005. E magari "ambientalismo sostenibile" è un ossimoro. Ne riparleremo, lo meritano l'autore e il suo giornale, nonché quelli (molti) che pensano come lui Se fosse vero come per i "mali" del proverbio popolare che anche le polemiche e i litigi non vengono tutti per nuocere, si potrebbe sperare che la querelle esplosa tra Legambiente da una parte, e Italia Nostra e le altre associazioni ambientaliste dallaltra, produca qualche effetto o conseguenza positiva. Cè francamente da augurarselo: nellinteresse loro innanzitutto, ma ancor più nellinteresse della natura, del territorio, del paesaggio, del nostro patrimonio artistico e culturale, della salute e della qualità della vita collettiva. Con tutti i limiti e i difetti che si possono imputare più o meno strumentalmente agli ecologisti, si deve proprio alla loro presenza, alla loro azione, alla loro iniziativa, e in certi casi perfino al loro "estremismo", il merito daver impedito o quantomeno contenuto finora lo scempio finale del Belpaese. Dalla lotta allabusivismo edilizio a quella contro linquinamento, per citare solo due capisaldi storici, tanti risultati non si sarebbero raggiunti senza limpegno e la compattezza della galassia ecologista. Loccasione, dunque, può rivelarsi propizia per aprire un tavolo di dialogo e di confronto allinterno dellambientalismo italiano, per tentare di superare le divergenze e ricercare possibilmente una sintesi unitaria. Se questo mondo si divide o si spacca, se questa cultura comune si disperde, il fronte è destinato certamente a indebolirsi e la battaglia allora diventa ancora più difficile. E certamente non giova il tiro al bersaglio da una sponda e dallaltra, il gioco dei sospetti e delle accuse reciproche. Sarebbe tuttavia un grosso errore ridimensionare lincidente, ridurlo a una questione circoscritta o locale, peggio accantonarlo o nasconderlo come una piccola bega occasionale. Qui non si tratta, infatti, soltanto di Roma o della nuova linea della metropolitana. E neppure si tratta di discutere sullopportunità o meno dimboccare la "via giudiziaria", come ha fatto Legambiente costituendosi in giudizio ad adiuvandum al fianco del sindaco Veltroni, contro il ricorso di Italia Nostra sul progetto del nuovo metrò. Si tratta, piuttosto, di confrontarsi su un modello economico-sociale imperniato sulla tutela e sulla valorizzazione dellambiente come "regolatore dello sviluppo", come valvola di sicurezza per la salute dei cittadini, come relais dun capitalismo moderno. Una sorta dapparecchio "salvavita", insomma, come quelli elettromagnetici che nelle nostre case impediscono il cortocircuito, la folgorazione dei bambini che infilano le dita nella presa o di chi maneggia lasciugacapelli con le mani bagnate. Dal metrò di Roma, lunica metropoli al mondo senza una vera metropolitana, allauditorium di Ravello; dalle pale eoliche in Sardegna o altrove allimpianto di compostaggio per lo smaltimento e la riutilizzazione dei rifiuti a Grosseto, le domande della comunità riguardano aspetti fondamentali dellorganizzazione sociale, come i trasporti, lenergia, la salute, il turismo. Ognuna va affrontata in unottica complessiva di sistema, fuori dagli interessi municipali, al di là delle rivendicazioni più astratte o allopposto più materiali. E probabilmente farebbero bene le associazioni, a cominciare da Italia Nostra, a non delegare completamente liniziativa alle singole sezioni locali, per evitare il rischio della frammentazione, della conflittualità o a volte del protagonismo. È fin troppo scontato dire, come abbiamo già detto tante volte in passato, che gli ambientalisti non possono e non devono diventare "il partito del No". Ed è ovvio ripetere che hanno la responsabilità di formulare proposte alternative, dimmaginare soluzioni ecocompatibili, concrete e praticabili. Al giorno doggi, però, tutto questo non basta più. Di fronte alla crisi internazionale, alla recessione e alla disoccupazione che avanzano, alla precarietà e alla paura che aumentano, lambientalismo italiano non può rifugiarsi in una ridotta isolata e nostalgica, in un "castello incantato" dove custodire le risorse naturali e i beni artistici come i codici miniati dei monaci benedettini. Deve uscire in campo aperto, mettersi in gioco, misurarsi con la realtà quotidiana per conservare da un lato e valorizzare dallaltro. Lobiettivo è quello di coniugare la salvaguardia dellambiente con il rilancio dello sviluppo, tanto più importante in questa fase per un Paese come il nostro povero di materie prime e ricco invece dun patrimonio inestimabile fatto di verde, mare e coste, monumenti e chiese, quadri e sculture. Se il pomo della discordia è dunque la leadership dellintero movimento, bisogna intenderla nel senso duna contesa culturale, allinterno della quale si contrappongono due visioni, due anime, due modi di interpretare le grandi questioni del nostro tempo, della nostra civiltà. Non cè spazio per un "vecchio" e un "nuovo" ambientalismo. Cè bisogno, piuttosto, duna coscienza comune per affrontare e magari risolvere i problemi aperti, per corrispondere alle aspettative e soddisfare le esigenze della società contemporanea. Gli ambientalisti parlano, giustamente, duno "sviluppo sostenibile". Ecco: forse è arrivato il momento di parlare anche dun "ambientalismo sostenibile", compatibile cioè con lesigenza duna maggiore giustizia, una maggiore sicurezza e una maggiore solidarietà. Lambiente per luomo, lintero genere umano, non contro luomo. Lambiente al servizio delluomo, e naturalmente della donna, non luomo e la donna
Assolutismo ambientale
L'articolo di Giovanni Valentini critica l'ambientalismo italiano per la sua divisione e la sua incapacità di trovare una sintesi unitaria. L'autore sostiene che l'ambientalismo dovrebbe essere un movimento unico e compattissimo, che non si divide in sezioni locali e che non si limiti a criticare gli altri, ma che formuli proposte alternative e dimmagini soluzioni ecocompatibili. L'articolo esorta le associazioni ambientaliste a non delegare l'iniziativa alle singole sezioni locali e a non ridurre l'ambientalismo a una questione circoscritta o locale.
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