SALERNO-REGGIO CALABRIA CHIUSA PER CROLLO: 60 SUBAPPALTI IN 20 CHILOMETRI Adrian Miholca, 25 anni, è morto precipitando in un baratro di 80 metri perché la Salerno-Reggio Calabria è una giungla. Il corpo di reato più lungo d'Europa, come è stata definita la A3, è anche il cantiere più insicuro. Quattro morti in soli due anni. E ieri l'autostrada è stata chiusa per alcune ore, per sicurezza. Adrian ha perso la vita lunedì scorso, nel tratto di autostrada tra Laino-Borgo e Mormanno. Stava procedendo con un mezzo alla demolizione parziale di una parte del viadotto Italia, il più alto del Paese, nel tratto Lagonegro Nord-Sibari. Incidente? Tragica fatalità? Morte che rientra nelle statistiche. Antonio Di Franco, segretario della Fillea Cgil, non vuole sentire frasi di circostanza. "È un incidente sul lavoro. Punto. Perché qui, in questi cantieri le condizioni di sicurezza sono una mera opinione. Venite a vedere i turni. Nelle gallerie, dove si fa il lavoro più pericoloso, e dove l'operaio deve stare con quattro occhi aperti, si lavora fino a dodici ore. O bere o affogare, o si accettano queste condizioni oppure si va a casa. A questo aggiungi che molti operai vivono a tre-quattro ore di distanza e fai un po' di conti. La mattina arrivi in cantiere, sotto la galleria , come uno zombie". Il sindacalista è infuriato. "La colpa? È della legge Obiettivo, doveva essere la panacea, abolire appalti e subappalti e invece basta guardare proprio al tratto dove è avvenuta la tragedia: 20 chilometri e mezzo di cantiere, un contraente generale, Italsarc che non fa lavori, ma si comporta da stazione appaltante e delega a un affidatario la svolgimento delle opere, che a sua volta si serve di sub-affidatari. La Foresta Amazzonica è meno affollata. In questo tratto sono almeno una sessantina i sub-affidatari, ognuno responsabile del tratto di competenza". Il racconto prosegue con il mancato rispetto del contratto nazionale di lavoro e con storie che credevamo relegate al Metello di Vasco Pratolini. E invece sentiamo di cantieri dove non c'è uno straccio di mensa, di condizioni di lavoro insicure, di buste paga ballerine e "fantasiose". "Capisci ci dice il sindacalista che in queste condizioni i controlli sono una chimera, affidati per lo più all'impresa affidataria". Ma su quel tratto di A3 c'è una storia tutta da scrivere. L'appalto viene aggiudicato nel 2005, i lavori iniziano nove anni dopo. "Ma non con i prezzi e i costi di oggi chiarisce Di Franco , più si scende nella scala degli affidamenti e dei sub-affidamenti e più si deve risparmiare se l'impresa vuole portare a casa un profitto. Si risparmia imponendo turni di 12 ore". Quando finiranno i lavori in questo tratto è difficile dirlo. Nel 2018, calcola il sindacalista. Eppure appena pochi mesi fa, concludendo la campagna elettorale per le elezioni regionali calabresi, Matteo Renzi aveva detto che presto, quest'anno, si sarebbe finalmente inaugurata la Salerno-Reggio Calabria, lo scandalo che non scandalizza più nessuno, ormai. Promettendo solo una cosa: "Faremo una cerimonia modesta e senza sfarzi, visti gli anni che ci sono voluti": ma di anni ce ne vorranno. Molti cantieri sono aperti e 50 chilometri sono ancora da finanziare. "Entro dicembre 2013 ultimeremo i lavori già avviati e finanziati", promise Pietro Ciucci, il Presidente dell'Anas. "Entro il 2013, sicuro, tutti i cantieri della A3 saranno terminati", giurò l'allora ministro Corrado Passera. E tutti pensarono al miracolo, finalmente si chiude una storia iniziata nel 1964, 433 chilometri diventati il simbolo dei ritardi, degli scandali e della penetrazione di camorra e 'ndrangheta nei cantieri. Il selfie del fallimento italiano. Qui la mafia la fa da padrona in barba ai protocolli di legalità che di volta in volta si firmano sotto i riflettori e con gran strombazzare di tv e comunicati stampa. In ballo ci sono almeno 10,2 miliardi di euro, erano 5,8 secondo calcoli fatti nel 2002, per tratti da appaltare o già appaltati. Alla 'ndrangheta va il 3. Tutti lo sanno e tutti pagano. Anni fa un pentito rivelò come i vari boss competenti per i diversi tratti, stabilivano il costo della "tassa ambientale" per i cantieri. "Esaminai i bilanci, i business plane e diedi la mia consulenza. Alterando le fatture di costo si poteva creare una somma di denaro che poi veniva destinata al pagamento del 3". Quando qualcuno osa ribellarsi sono dolori. "Io non sono venuto da voi per mille euro, che io ci piscio sopra, ma per la scostumatezza che avete avuto. Perché venite da fuori e avete fatto i lavori a casa mia". Così disse un boss al responsabile di un cantiere che voleva evadere la "tassa ambientale".