MONTECATINI Come creare un danno potenzialmente distruttivo a una società (e a una città) per un cavillo. Un'altra tegola si abbatte violentemente sulle Terme e, anche se non sarà quella risolutiva, potrebbe scatenare una reazione a catena dirompente per un'azienda che già non naviga in acque calme, quasi fosse in atto un oscuro disegno per far affondare tutto. La nuova puntata della telenovela-Terme (che ci offre ogni giorno una puntata piena di colpi di scena) la dirige la Soprintendenza per i beni architettonici, che si mette di traverso alla vendita del teatro Verdi alla famiglia Cardelli, tirando in ballo una serie di atti che non le sarebbero stati trasmessi dallo studio notarile Raffaele Lenzi. La conseguenza è che la cessione del bene potrebbe bloccarsi fino a dopo l'estate, con gravi difficoltà per le Terme nella gestione corrente (leggasi pagamento degli stipendi e dei fornitori). La missiva della Soprintendenza è diretta al notaio Lenzi: «Segnaliamo che la denuncia di trasferimento del teatro è pervenuta priva del numero di repertorio dell'atto e non richiama nel testo la necessaria delibera di alienazione né le relative prescrizioni contenute nella delibera né è allegata copia conforme all'originale dell'atto notarile». Poi i tempi e i modi, che danno la mazzata finale: «Si richiede di integrare la denuncia con una copia conforme all'originale dell'atto. Si considera non avvenuta la denuncia priva delle indicazioni richieste e con indicazioni incomplete. La prelazione sarà esercitata nel termine di 180 giorni dalla data di invio delle integrazioni». In pratica la legge prevede che lo Stato possa esercitare un diritto di prelazione sull'immobile nel termine di 60 giorni. La Soprintendenza avrebbe così potuto dire: i Cardelli vogliono acquistare il Verdi per 1,6 milioni? No, a quella cifra lo compriamo noi. Ipotesi quanto mai peregrina. Ma la Soprintendenza si è appellata a poco comprensibili e ipotetiche "lacune", con la conseguenza che i tempi della prelazione da 60 giorni ora diventano 180, a partire dalla ricezione delle integrazioni. «Ma noi spiega l'amministratore unico delle Terme Fabrizio Raffaelli avevamo programmato le nostre liquidità per il 2015 considerando gli 1,6 milioni derivanti dalla cessione del Verdi. È un danno gravissimo per la società. E poi ho già parlato con il notaio Lenzi e lui mi ha assicurato di aver rispettato tutte le prescrizioni imposte dalla legge». Qualora le Terme ritenessero di avere ragione non resterà che la strada del ricorso al Tar, con tempi di risoluzione quanto mai indecifrabili.