Oltre al rientro dell'opera da Ortigia servono collegamenti, servizi e idee per un turismo religioso Non solo Caravaggio per il rilancio della Borgata. Il rientro del capolavoro dipinto da Michelangelo Merisi nel 1608 per l'altare maggiore della Basilica di Santa Lucia extramoenia, infatti, da solo non basterebbe per ridare lustro al secondo rione storico della città. Ne è convinta Mariella Muti, ex soprintendente ed ex assessore comunale alle Politiche culturali che interviene nel dibattito per la rinascita della Borgata. All'indomani della petizione popolare lanciata dal'associazione Democratici per la città di Mariarita Sgarlata, e sposata in pieno dalla circoscrizione, per il ritorno del capolavoro di Caravaggio dalla chiesa della Badia di Ortigia alla Borgata, si sono riaccesi i riflettori sul quartiere abbandonato. «L'idea di riportare il Caravaggio nella sua Basilica è bellissima - dice l'architetto Muti - e riprende gli sforzi del passato. Quando, nel 2006, riuscimmo a riportare l'opera dal museo Bellomo alla Borgata fu una grande impresa ma sono ancora adesso sempre più convinta che fosse l'operazione culturale giusta. Un obiettivo per il quale ci siamo impegnati sfidando luoghi comuni e posizioni di intellettuali contrari al rientro dell'opera. Per questo adesso che il quadro si trova in Ortigia, mi affianco alla battaglia di chi vuole riportarlo a casa: alla Borgata». Negli ultimi 40 anni non c'è stata pace per il Caravaggio. Era il 1971 quando l'opera venne trasferita da Siracusa all'Istituto centrale del Restauro di Roma per un lungo restauro conclusosi nel 1984: data in cui il dipinto ha fatto ritorno in città. Non più alla Borgata bensì al museo Bellomo dove il "Seppellimento di Santa Lucia" è stato esposto per 19 anni fino ai lavori di restauro del museo. Da allora, la preziosa tela è stata ospite d'onore di esposizioni di rilievo tra cui persino una mostra in occasione della notte Bianca di Roma. E ancora Napoli, Torino, al palazzo Reale di Milano dove è rimasta fino al marzo del 2006 quando il quadro è tornato in Sicilia, a Palazzo Abatellis, in mostra per un mese nel capoluogo palermitano. Dopo 35 anni di attesa, Siracusa ha riaccolto il capolavoro caravaggesco nel 2006. Era il 19 maggio e il rione di Santa Lucia festeggiava il rientro del suo capolavoro. «Fu un evento - dice Mariella Muti - preceduto da lavori delicati per la messa in sicurezza del catino absidale e la disposizione di un sistema di monitoraggio, tutto finanziato da uno sponsor privato». Qui il quadro è rimasto fino all'avvio dell'intervento di consolidamento strutturale della Basilica extramoenia che ha comportato il trasferimento del Caravaggio nella chiesa di S. Lucia alla Badia. Secondo le ultime notizie, la SOpRINTENDENZA in sinergia con la Curia starebbe lavorando all'accordo per il rientro del quadro alla Borgata. Tuttavia vi sarebbero pressioni affinché il quadro restasse in Ortigia per ragioni di opportunità turistiche, diciamo così. L'opera è protagonista di una gestione delicata: essendo un bene di proprietà del Fec (Fondo edifici di culto) è gestito dalla Prefettura su diretta competenza del ministero dell'Interno. Ma la sua tutela, come ogni patrimonio culturale, compete alla SOpRINTENDENZA. «Di certo l'opera deve rientrare - dice l'architetto Muti - ma occorre anche altro. Subito dopo il suo rientro, nel 2006, infatti ci siamo resi conto che il boom turistico sperato non ci sarebbe stato. La ragione è legata al fatto che da anni i flussi dei visitatori sono sempre gli stessi e escludono la Borgata: i turisti arrivano al parco della Neapolis e da qui si recano poi in Ortigia, solo una minima parte va a visitare il museo "Paolo Orsi". Alla luce di questo, il problema è che non basta riportare il Caravaggio ma promuovere un flusso turistico che da Ortigia arrivi alla Borgata e invogliare i visitatori a proseguire il tour all'interno del secondo centro storico aretuseo sfruttando un tesoro immenso: Santa Lucia. La nostra Patrona è infatti tra le più venerate al mondo. Il suo culto è radicato e sentito in Argenitina, in Svezia oltre che nel nord Italia. Dunque sarebbe bello immaginare un turismo religioso attorno alla Borgata». E questo potrebbe anche intercettare i pellegrini che si recano al Santuario della Madonna delle Lacrime. «L'idea potrebbe essere quella di ampliare l'offerta turistica della Borgata con le catacombe - dice Mariella Muti - e le altre bellezze del rione. Certo, questo significherebbe in termini pratici garantire i servizi a partire dalla sistemazione della piazza, alla regolamentazione del parcheggio e ai collegamenti con gli altri luoghi turistici, Ortigia in primis. Una sfida che dovrebbe vedere insieme pubblico e privato». E da qui l'appello all'amministrazione comunale, alla Curia, alla deputazione di Santa Lucia e alle associazioni culturali interessate. «Ma anche ai cittadini e ai tanti collezionisti - dice ancora l'ex soprintendente - che potrebbero entrare in campo per una gestione nuova del turismo alla Borgata. Sarebbe suggestivo, per esempio, creare le "case di Lucia" sfruttando i locali della Borgata per esposizioni di ex voto e tutto ciò che rievoca la Patrona, una sorta di mini-musei a costo zero». 27022015