C'è l'attenzione del mondo culturale internazionale sull'oro del VI secolo a. C. ritrovato nei fondali di Bulala a dicembre e da oggi in mostra al museo archeologico. E c'è per la prima volta anche la mobilitazione dei giovani studenti gelesi che stamattina in occasione del taglio del nastro della mostra "Gela, il passato ritrovato" sfileranno in corteo per le vie principali fino al museo per chiedersi e chiedere perché mai in Sicilia la cultura non riesce a produrre ricchezza. Da oggi in vetrina reperti unici al mondo. E non sono gli unici oggetti pregiati dell'antichità greca che solo al museo di Gela possono ammirarsi. Eppure quel "museo-gioiello" non riesce ad incassare più di 4 mila euro l'anno. E Gela resta sempre tagliata fuori dai circuiti turistici siciliani. Come una maledizione. Una spirale che non si riesce a spezzare. I tesori in mostra da oggi sono, dicevamo, unici al mondo. Si tratta di 39 lingotti ciascuno di circa 1 kg di peso in oricalco, una lega composta per l'80 di rame ed il 20 di zinco che gli antichi usavano per coniare monete e creare monili ed oggetti di pregio. È l'oro degli antichi il cui uso, secondo la leggenda, risale a Cadmo, il mitico eroe fondatore di Tebe, che ne introdusse l'uso in Grecia. È l'oro di cui parla Platone nel Crizia riferendosi all'isola di Atlantide e le mura ove insisteva il tempio di Poseidone a Clito risplendevano della luce dell'oricalco. Quello di Gela è il primo carico di oricalco al mondo rinvenuto in lingotti. Perciò la scoperta ha attirato l'attenzione dei media mondiali. I lingotti sono stati rinvenuti nei fondali di Bulala. Facevano parte del carico del relitto del VI secolo a. C. rinvenuto in autunno nello stesso specchio d'acque e che è il più antico della civiltà greca. Entrambe le scoperte sono frutto della passione di Franco Cassarino, presidente della sezione Mare Nostrum di Archeoclub e di un gruppo di sub volontari con il coordinamento del dott. Stefano Zangara della SOpRINTENDENZA del Mare, della Capitaneria di porto guidata dal comandante Pietro Carosia. Al recupero dei lingotti ha dato supporto pure la Guardia di Finanza. Il mare di Gela ha già restituito tre relitti (di cui uno recuperato e restaurato ma sigillato dentro cassette dal luglio scorso in attesa di una sala espositiva) con carichi preziosissimi. Scavi e recuperi effettuati con l'aiuto del volontariato perché dalla Regione non arriva un euro. Così anche la mostra di oggi con i fondi per il pannello esplicativo messi a disposizione dallo stesso Cassarino, lo scopritore dei lingotti che risalgono a 100 anni dopo la fondazione di Gela. «Speriamo nei fondi europei ed in sponsor privati - dice il Soprintendente del mare Sebastiano Tusa - per il resto ci si inventa qualcosa ogni giorno per proteggere e valorizzare i tesori del mare». All'inaugurazione della mostra saranno presenti fra le varie autorità civili e militari il Soptintendente del mare dott. Sebastiano Tusa, il direttore del museo arch. Ennio Turco, i finanzieri agli ordini del Capitano Massimo Devito e i marinai comandati dal Capitano di Fregata Pietro Carosia che unitamente alla Sovrintendenza del Mare ed a Franco Cassarino, hanno recuperato i preziosi lingotti, nonché il procuratore della Repubblica di Gela Lucia Lotti. Una giornata di festa ma anche di amare riflessioni. Perché qualcuno dovrebbe spiegare ai giovani gelesi come mai musei e siti archeologici di pregio sono abbandonati al loro destino e il motivo per cui non riescono ad essere volano dell'economia. Un disastro che accomuna Gela al resto della Sicilia. 02032015
SICILIA - L'oro di Gela per la prima volta in mostra e gli studenti in corteo per la cultura
Il museo archeologico di Gela ha aperto una mostra con reperti unici al mondo, tra cui 39 lingotti di oricalco del VI secolo a.C. ritrovati nei fondali di Bulala. La scoperta ha attirato l'attenzione dei media mondiali. I lingotti sono stati recuperati da un relitto del VI secolo a.C. trovato in autunno nello stesso specchio d'acque. La mostra è stata organizzata con il supporto di Franco Cassarino, presidente della sezione Mare Nostrum di Archeoclub, e di un gruppo di sub volontari. La Regione non ha fornito fondi per la mostra, quindi si spera di ottenere fondi europei e sponsor privati per proteggere e valorizzare i tesori del mare.
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