Fino al 1936, si raggiungeva San Pietro con un «oh!» di meraviglia: perché si sbucava da un intrico di stradine, dalla Spina di Borgo, e all'improvviso ci s'imbatteva nella sua maestà; il colonnato si spalancava davanti, a sorpresa. Il piccone di Mussolini, con uno sventramento, fa giustizia della sorpresa: via della Conciliazione (i cui lampioni, un po' assiro-babilonesi, datano al 1950, e formano l'estremo passo del misfatto) è uno stradone ispirato, anch'esso, già alla «grandeur». La Spina era composta di tante casupole ed alcuni palazzi. C'era soltanto una piazza, quella detta di Scossacavalli (il perché del nome lo vedremo): è scomparsa; però, ne sopravvivono qualche elemento ed alcuni indizi. Nell'antica Roma, qui sorgevano ville e giardini: gli Horti di Agrippina e Domizia Lepida erano famosi. Nasce anche un circo per le naumachie: i resti sono stati ritrovati tra il Castel Sant'Angelo e piazza Risorgimento. Poi sarà il Circo di Caligola, nella Villa di Agrippina: cavalli, quadrighe e bighe, un obelisco egizio che ora è al centro della piazza di San Pietro. Sorgono quattro ospizi: si chiamavano Burg (erano quasi tutti di lingua tedesca), per i pellegrini; da qui il nome del rione, autonomo nel 1586, per decisione di Sisto V Peretti, da cui mutua gli elementi dello stemma. Ma l'area, vicina alla sede del papa, si è mostrata sempre tra le più «risorgimentali»: per garantire l'ordine pubblico, i maggiorenti vaticani invocano che le truppe piemontesi la occupino nel 1870; ma al referendum, solo uno su dieci vota per l'annessione all'Italia: papalini fino in fondo. COME ERA Si arrivava a San Pietro da Borgo Vecchio o da Borgo Nuovo, fino a piazza Scossacavalli dove si spalancava la basilica, quasi come per magia. Il piccone fa sparire quasi tutto; lo impugna per primo il duce, il 29 ottobre 1936. Finiscono il barbiere Luigi Gianpaoli; l'impagliatore di sedie Domenico Mercuri; gli specchi e i cristalli di Angelo Felici. Questa piazza era tra il Palazzo dei Penitenzieri, che c'è ancora ed in parte è un albergo, e il dirimpettaio palazzo Giraud, ora del principe Torlonia. E c'era una fontana, voluta da Paolo V Farnese nel 1614, insieme alle due che sono nella piazza di San Pietro. Costruita da Cesare Maderno, è oggi davanti a Sant'Andrea della Valle; tuttavia, ci è arrivata soltanto nel 1958: dopo essere rimasta in deposito assai a lungo. A fine Anni 20, Pietro Lombardi ne realizzò anche un'altra, delle sue 20 «rionali», proprio davanti a essa, con i tre monti: nel 1964, è finita a Tomba di Nerone, e in quel luogo, davvero non c'entra assolutamente nulla. CHIESA E PALAZZI Dominava la piazza la chiesa di San Giacomo, appunto «in Scossacavalli», nota già a metà del 1100, tradizionalmente con due grandi pietre, portate da Gerusalemme da Elena, la madre di Costantino: si credeva, quelle del sacrificio di Isacco da parte di Abramo (ma sul più bello, Dio lo fermò). Avrebbero dato il nome alla piazza: Elena le stava portando in Vaticano, ma i cavalli che le trainavano s'impuntarono e le lasciò qui. Almeno, così racconta nell'Ottocento Antonio Nibby. E possedeva quadri, di non infimi autori. Tutto giù, grazie al «piccone risanatore» del Ventennio. Oggi, restano delle immagini della piazza: i palazzi acquerellati uno ad uno, dal maceratese Giuseppe Fammilume, cittadino di Borgo; sono al Museo di Roma, e la Fondazione Besso ne ha tratto a suo tempo una mostra completata, su Cd, da una «passeggiata virtuale» nella piazza da 80 anni scomparsa per sempre. Sopravvivono i due palazzi, e quello Giraud e l'unico non ortogonale, un po' sghembo rispetto alla strada. Quello dei Penitenzieri è attribuito a Baccio Pontelli, iniziato nel 1480 per il cardinale Domenico Della Rovere, e conserva le Scene mitologiche di Pinturicchio; Palazzo Giraud risale al 1500, per un altro cardinale, e forse è di Donato Bramante, ma la realizzazione di Andrea Bregno. Donato a Enrico VIII quando ancora non era finito, è stato poi anche ambasciata inglese; dal 1820, è dei Torlonia. Il resto della strada è assai più moderno, o rifatto: anche l'edificio dove visse e morì Raffaello, dei Convertendi, ricostruito quale Palazzo delle Congregazioni. Chi passa di qua, getti per favore un occhio; e pensi a come, per secoli, quella piazza era.
ROMA - Piazza Scossacavalli che non c'è più
La piazza di Scossacavalli, situata vicino alla basilica di San Pietro a Vaticano, era una delle principali aree della città di Roma fino al 1936. La piazza era circondata da palazzi, ospizi e chiese, tra cui la chiesa di San Giacomo, nota per le due pietre portate da Gerusalemme da Elena, la madre di Costantino. La piazza era anche sede di un circo per le naumachie e di un ospizio per pellegrini. Tuttavia, con l'arrivo del fascismo, la piazza fu oggetto di un grande cambiamento. Il duce Mussolini, con un piccone, fece sparire quasi tutto il vecchio quartiere, sostituendolo con nuovi edifici e strade.
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