LE POSIZIONI degli altri si criticano, non si screditano. La delegittimazione sganciata dai fatti è un modo scorretto di polemizzare. Dire, come ha fatto ieri De Sio su questo giornale, che tanti dirigenti, sindaci e amministratori locali del Pd hanno criticato alcune scelte della versione originaria del piano del paesaggio (prima sulle aree agricole e ora sulle cave) solo perché asserviti alle lobby, e desiderosi di compiacerle, è un'affermazione fuori dalla realtà. Edanche una fuga dalla necessità di verificare la validità delle singole scelte nel concreto, caso per caso, situazione per situazione. In Toscana, la qualità del paesaggio è riconosciuta universalmente. Abbiamo e sentiamo la responsabilità che questo comporta. C'è stata un'elaborazione politico-culturale seria, lungo tutti questi anni, un'evoluzione positiva degli strumenti e risultati importanti, ascrivibili soltanto a chi ha governato fino ad oggi. La nuova legge e il piano paesaggistico stanno dentro a questa evoluzione, sono atti fondamentali che il partito democratico ha voluto fortemente, contribuendo in modo sostanziale a migliorarli, direttamente in consiglio regionale. Le accuse, dunque, ai sindaci e al Pd vanno rispedite al mittente. Lo stop al consumo di suolo agricolo, la tutela del territorio sono obiettivi che abbiamo messo in pratica noi. Su questo, nessuno può insegnarci qualcosa di più. Abbiamo detto con chiarezza che l'agricoltura non è una minaccia per il paesaggio ma è la sua radice, da cui prende vita e si rinnova. Abbiamo detto che è inaccettabile la de-regulation nel prelievo di risorse naturali, come nel caso delle cave, e c'è bisogno di contemperare tutela e iniziativa economica, tenendo di conto la massima ricaduta occupazionale possibile, senza dar spazio alla rendita. Abbiamo detto anche che il piano adottato doveva essere migliorato, allineato alla nuova legge urbanistica e soprattutto capace di semplificare procedure e la troppa burocrazia che c'è. Abbiamo ribadito che non esistono gerarchie nella pianificazione ma che c'è bisogno di cooperazione tra le istituzioni e partecipazione dei cittadini. L'equilibrio che va ricercando il presidente Rossi in questi giorni, non è tra due persone. Non si tratta di far pace tra due litiganti, ma di rendere ancora più efficace la nostra azione riformatrice in Toscana. E così sarà. Il governo del territorio è prima di tutto una grande funzione politica che ha bisogno del coinvolgimento di territori e di comunità. Qualcuno invece ancora pensa che sia sufficiente raccogliersi intorno al parere, seppur autorevole, dei soliti gruppetti di benpensanti. Basterebbe abbandonare il pregiudizio ed immergersi nelle realtà con maggiore umiltà di quella che si sente in certi discorsi. Ecco perché, se davvero anche De Sio ha interesse a parlare di territorio, rimaniamo al merito, passando dagli anatemi senza contenuti a una discussione seriamente argomentata e fondata. L'autore è responsabile governo del territorio e attività produttive del Pd della Toscana Condivido alcune considerazioni di Marras, e sulle interpretazioni si può discutere. Ma un fatto è incontrovertibile: gli emendamenti dei consiglieri Pd di fatto avrebbero svuotato il provvedimento, realizzando in grandissima parte le richieste degli interessi organizzati. E questa è difficile da intendere come una mediazione nel nome dell'interesse pubblico. (l.d.s.)