Dalle biblioteche devastate alle fiere paesane fatte passare per "beni comuni" NON sarà il "volontarismo", generoso ma inefficace, a risolvere l'annosa questione dei ritardi che frenano il consolidamento di una rinnovata industria culturale meridionale, capace di essere competitiva su scala nazionale e internazionale. Non basta la buona volontà di singoli e di gruppi a dare slancio al "sistema della cultura" nel Sud anche perché, tra l'altro, manca il retroterra sociale che, negli anni tra il '68 e il cosiddetto "riflusso", consentì la formazione di una nuova domanda con caratteristiche totalmente innovative, tali da incidere sulla nascita, anche nel Meridione, di case editrici, teatri, musei, centri culturali, gallerie e altro ancora. La qualità di quella domanda, vale la pena precisare, determinò anche la qualità dell'offerta, niente di diverso rispetto a quello che capita con altri segmenti del consumo di massa, che non è solo frutto del condizionamento dei produttori, ma risente, fortunatamente, anche della motivazione e della responsabilità dei consumatori stessi. Credere, soprattutto oggi, che l'industria culturale segua andamenti diversi dalla complessiva dinamica produzionedistribuzione consumo, a parte effimeri entusiasmi, rischia di essere fuorviante per la comprensione della realtà. Il caso della paventata fusione Rizzoli-Mondadori ne è macroscopica e preoccupante conferma. Di conseguenza, parlare dell'"industria culturale" nel Sud e, in particolare, di quella della nostra città, richiede una visione multifattoriale del rapporto tra cause ed effetti sia per quanto concerne l'arretratezza che il possibile (e auspicabile) sviluppo.
L'insipienza dei politici distrugge le eccellenze
L'industria culturale nel Meridione non può essere risolta solo con il "volontarismo" e la buona volontà. La regione ha bisogno di un retroterra sociale più forte per creare una domanda innovativa e competitiva. La qualità della domanda è determinata anche dalla responsabilità dei consumatori. L'industria culturale nel Sud non segue le stesse dinamiche della produzione, distribuzione e consumo. Il caso della fusione Rizzoli-Mondadori è un esempio di come l'industria culturale possa essere in crisi. Una visione multifattoriale del rapporto tra cause ed effetti è necessaria per comprendere la realtà dell'industria culturale nel Meridione.
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