C'È una città vicaria, una sorta di limbo metropolitano con palazzi, decori, teatri, cinema e chiese che aspettano di tornare in vita in virtù di una qualche metempsicosi architettonica. La lista di questi monumenti è lunga, sono almeno 150 gli edifici da soccorrere per il gruppo "I monumenti abbandonati di Palermo", nato su Facebook dallo spirito civico dell'ingegnere Giuseppe Mazzola che si è preso cura di realizzare una mappa delle urgenze. Ma il Fai insieme alla fondazione Salvare Palermo ne ha contati oltre 400. Difficile sceglierne dieci, ma fra tutti ce ne sono alcuni che meritano una riflessione: non solo abbandono, ma anche sottovalorizzazione. Il Palazzo delle Finanze, edificio ottocentesco realizzato da Emanuele Palazzotto quando si ampliarono le carceri della Vicaria, oggi è un insieme di finestre murate, con lo sguardo negato all'orizzonte e offre le sue mura come tela per graffiti. Sempre di Palazzotto è Villa Alliata di Pietratagliata in via Serradifalco, totalmente sopraffatta dai palazzi che le sono sorti intorno, oscurandone il prezioso giardino. Il Villino Favaloro, primo esempio di modernismo in Sicilia, cui misero mano i due Basile, padre e figlio, è lì, preda di ladri colti che ne rubano piccoli oggetti o soltanto ispirazione. Sempre mano di Basile, il villino Pignatelli Florio, che fino al 1907 è stato abitato Vincenzo Florio, da quando è stato sgomberato dalle famiglie occupanti, è finito nell'abbandono più sconsolante, dopo essere stato depredato di tutto custodisce solo il vincolo dei beni culturali. Destino analogo è piombato sulla settecentesca Villa Raffo: difficile valutare i restauri fatti dalla Regione che stanno invecchiando insieme all'edificio. E poi ci sono le ville di proprietà privata, come il Castelletto del principe Aci in corso Pisani, un villino tardo settecentesco il cui giardino adesso è occupato da condomini, le finestre sono murate con conci di tufo e il prestigio architettonico totalmente sfumato nell'indifferenza del traffico automobilistico. Ancora peggio il Palazzo Papè Valdina, appartenuto sul finire del Quattrocento alla famiglia Leonfante: qui una bomba della seconda guerra mondiale è la responsabile della prima breccia alla quale sono seguite quelle metodiche dell'abbandono. Oggi il palazzo è sequestrato perché a rischio di crollo. E chi è che non ha mai rivolto uno sguardo orante alla chiesa di San Ciro che è proprio all'imbocco dell'autostrada per Catania, sta lì da metà del Seicento, l'abside è crollata con i lavori viari ed è stata recuperata e messa in sicurezza dal buon cuore della politica, divenzione quasi un simbolo, negli anni Ottanta. Da allora però è chiusa. E ancora il VillinoIda, dedicato da Ernesto Basile alla moglie Ida Nigri, ultima residenza della coppia, e il mosaico del Panificio Morello, sul quale però sarebbero in arrivo notizie confortanti. Commenta Rosanna Pirajno, urbanista e presidente della fondatrebbe Salvare Palermo, che ha appena festeggiato il trentennale: «Non ci interessano i monumenti in quanto tali, ma soprattutto quegli edifici che hanno una valenza urbanistica, quelli che recuperati e utilizzati potrebbero dare lustro all'intero quartiere. E in questo senso permelaprioritàassolutacel'ha il Palazzo delle Finanze, che potando dare un'importante contributo per la riqualificazione dell'intera area». Il palazzo, neoclassico, è di proprietà della Regione e attende mesto che gli sia data una funzione. Per Salvare Palermo sarebbe il luogo ideale per accogliere il Museo della città. «Abbandonati non vuol dire semplicemente degradati continua la Pirajno vuol dire soprattutto sottoutilizzati. E Villa Ida? I Cantieri della Zisa, il villino Florio? I cinema e gli hotel che vanno chiudendo? San Giorgio dei Genovesi? Ci sono una quantità di beni che potrebbero diventare dei gioielli da mostrare e invece vengono sprecati». Villino Ida è emblematico di questa osservazione, come recita il motto del prospetto questo edificifio è "Dispar et Unum", diverso e unico esempio dello stile Liberty. Oggi è la sede della Soprintendenza regionale ai beni culturali che ha dislocato lì la biblioteca e alcuni uffici, promette restauri che non sono mai iniziati, mentre sono evidenti i segni delle scolature piova- ne sulla facciata. Sono in molti in città coloro i quali, nell'ottica della valorizzazione di un vero e proprio gioiello architettonico, avrebbero preferito che fosse destinato a ospitare il "Museo del Liberty", come la stessa Regione aveva annunciato anni addietro. Qualche tempo fa la città si è fermata di fronte alla crisi che ha imposto la chiusura dello storico panificio Morello al Capo, preoccupati per la fine che avrebbe fatto "La pupa", come è chiamata la figura ritratta nel mosaico che ne decora il prospetto. A seguito dei ripetuti crolli che hanno interessato palazzo Serenario lo scorso ottobre, c'è stata una vera e propria mobilitazione popolare per salvare la Demetra vestita e ingioiellata con la raffinatezza del Déco. Racconta Silvana Lo Giudice, di Salvare Palermo: «I pannelli lignei sui quali sono incollate le tessere musive verranno rimosse dall'attuale sede, restaurati ed esposti temporaneamente a Palazzo Ajutamicristo, dove sarà possibile ammirarli gratuitamente». A finanziare il recupero dei mosaici la cooperazione di associazioni civiche e privati, la fondazione Salvare Palermo, l'Ance, ma anche singoli cittadini. Lo aveva affermato qualche settimana fa lo storico dell'arte Tomaso Montanari durante la sua visita in città: «Il futuro dei beni culturali è la partecipazione attiva dei cittadini, questi sono i fondi privati di cui la cultura ha bisogno, interventi diretti e meno burocrazia ». Perché a volte è un cavillo a «surgelare » un edificio, ed è il caso del Teatro Santa Cecilia, assegnato al Brass ma chiuso in attesa di un certificato di agibilità che non arriva perché le istituzioni faticano a parlarsi. Antonio Purpura, assessore regionale ai Beni culturali, annuncia un censimento sullo stato delle cose in città, una schedatura dei progetti già finanziati e non ancora portati a termine e delle urgenze da inserire nella risicatissima, ma pur esistente, pianificazione 2014-20. «Fino a oggi dice si è puntato moltissimo sul recupero e il restauro e molto poco sulla valorizzazione, nell'ottica di una politica volta all'azione sinergica di turismo e cultura, l'idea è quella di assegnare i beni a soggetti privati, precedentemente accreditati tramite bando pubblico» Nel frattempo che non si chiamino tesori, né semplicemente edifici, ma monumenti come un nodo al fazzoletto per la memoria. Lo storico dell'arte "La partecipazione attiva dei cittadini è il futuro dei beni culturali"