«Siracusa è come una donna bellissima, alla quale però hanno tagliato il naso e le orecchie». È definitivo il giudizio del sovrintendente emerito di Siracusa, Giuseppe Voza, archeologo e direttore dell' ente che si affaccia su piazza Duomo dal 1979 al 2004. Mentre in città si torna a dibattere dei passi compiuti nel campo della tutela del territorio, e sul peso specifico di vittorie e sconfitte, lui si appassiona con la verve di un innamorato travolto dall' anima del posto, nonostante gli sfregi che la cementificazione e la disattenzione hanno lasciato sulla pelle di Siracusa. «Le regole e le leggi perché il patrimonio paesaggistico venga tutelato ci sono - spiega - e sono i vincoli. Ma questa è una città particolare e impegnativa: è sempre cresciuta su se stessa. I suoi stessi connotati fisici l' hanno messa in condizione di vederseli alterare. E i suoi abitanti, in questo senso, come potrebbero riconoscerla e identificarvisi? » L' alterazione dei valori della tutela, secondo Voza, porta alla perdita dell' identità stessa dei cittadini. «A Siracusa si è sempre costruito - ammette il sovrintendente emerito - ma oggi le proporzioni sono squilibrate: si sta aumentando al massimo la distruzione dei connotati». Due grandi opere del passato, per Voza, rappresentano l' esempio di costruzioni che non hanno alterato né il profilo del territorio né la sua morfologia: le mura dionigiane per l' età antica, e le mura spagnole per quella moderna. «Queste ultime, intorno ad Ortigia, seguono attentamente l' andamento della costa, rispettandola. L' identità, l' identificazione tra territorio ed abitanti, in quei casi è stato mantenuto». E oggi, professore? La risposta è di truculenta verità: «Oggi? Prenda il passeggio Talete. Ha di fatto "tagliato il naso" ad Ortigia». La bellezza secolare della città, nella visione di Voza, corrisponde al viso di una signora bellissima che nei secoli è invecchiata nel modo giusto, e che poi ha subito troppi interventi indesiderati di chirurgia plastica dissennata. «Il porto grande è un esempio di questo. Una rada grandissima, il cui contorno era apprezzabile dal Plemmirio fino ad Ortigia, adesso non è più riconoscibile. Una perdita enorme». Voza sa di cosa parla, in quanto il porto di Siracusa fu il primo d' Italia ad essere vincolato. «Poi le cose sono andate in maniera diversa». Come si può mitigare questa mutazione? «Basterebbe poco. Le leggi e le norme esistono, serve applicarle. Ma dico di più: sarebbe sufficiente attenersi all' articolo 9 della Costituzione, che tutela il paesaggio e il patrimonio storico. E' un dovere istituzionale al quale bisogna badare. Bisogna fare tutela attiva. Gli antichi lo sapevano fare. Noi no». Voza si lascia andare al ricordo degli sguardi che dalla Sovrintendenza lanciava a piazza Duomo, «mi ristoravano l' animo».