Nel decreto con le regole per i progetti dei general contractor si sperimenta la valutazione anticipata delle aree Saranno le grandi opere della legge obiettivo a sperimentare per prime l'archeologia preventiva, ovvero quel meccanismo che, fin dal progetto preliminare, analizza la possibilità di trovare reperti archeologici nell'area attraversata dall'infrastruttura. Il tutto «con l'obiettivo di evitare il rischio di ritrovamenti imprevisti e quindi di sospendere i lavori», spiegano dall'ufficio legislativo dei Beni culturali. Nel decreto con le regole di progettazione e validazione per i general contractor approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri 13 maggio debutta la Viar (valutazione di impatto archeologico). Le norme sono il frutto di un'intesa e di una stretta collaborazione tra il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, e quello dei Beni culturali (avviata da Paolo Urbani e confermata da Rocco Buttiglione). Una prima traccia - seppure con qualche differenza - la si ritrova anche nella bozza del nuovo Regolamento appalti messa a punto dalla commissione Arredi. L'idea di partenza è quella di un dialogo preventivo tra general contracior e Sovrintendenza. Vediamo in sintesi le varie fasi. L'avvio Prima dell'approvazione del progetto preliminare, il general contractor deve farsi carico di raccogliere una serie di informazioni sull'area (indagini geologiche e archeologiche preliminari, dati di archivio e bibliografici, osservazioni dei terreni e lettura della geomorfologia del territorio). In prima battuta queste informazioni non verranno trattate direttamente dalle Sovrintendenze, ma saranno raccolte, elaborate e validate da «esperti». Il decreto istituisce un albo di professionisti dell'archeologia riservato ai dipartimenti archeologici dell'Università, ai laureati e dottori di ricerca in materia. A loro il compito di fornire un giudizio preventivo al Sovrintendente dal quale dipenderanno le fasi successive. Due strade Se dalla documentazione da esaminare in 30 giorni non emerge un interesse archeologico dell'area, il Sovrintendente chiude la procedura. Da notare che a questo termine non consegue un esplicito silenzio-assenso. Comunque, una volta archiviata la Viar può sempre capitare di dover eseguire saggi archeologici a cantieri aperti sia se si trovano dei reperti sia se emergono nuove informazioni sull'importanza archeologica dell'area. Se, invece, a conclusione dell'istruttoria spuntano elementi di interesse il Sovrintendente può ordinare carotaggi, prospezioni geofisiche e geochimiche e saggi a campione. Durante il progetto definitivo ed esecutivo poi possono essere svolti veri e propri sondaggi e scavi in estensione. Solo dopo questo supplemento d'indagine il Sovrintendente conclude la procedura. Sono tre gli esiti possibili: - nessuna tutela dopo gli scavi e dunque la procedura è definitivamente chiusa; - area archeologica di scarso interesse i cui reperti possono anche essere trasportati altrove in musei. In questo caso la Viar si conclude con le prescrizioni per conservare il materiale ritrovato; - area di grande importanza e dunque soggetta a vincolo archeologico. La Sovrintendenza dichiara l'interesse culturale dell'area. Ora il decreto dovrà passare al vaglio delle commissioni parlamentari e della Conferenza unificata.