sui gioielli strappati al mare in attesa del Museo della Navigazione Lunedi prossimo, 2 marzo, alle 11 al museo archeologico verrà inaugurata la mostra «Gela il passato recuperato». In vetrina i 38 lingotti di oricalco, l'oro antico della mitica Altantide di Platone recuperati alcuni mesi fa da Franco Cassarino con la SOPRINTENDENZA del mare e la Capitaneria di porto. Puliti e restaurati i lingotti tornano nella loro città. Ma la mostra riguarderà anche i reperti recuperati in questi ultimi anni nei fondali marini in prossimità di imbarcazioni antiche l'ultima delle quali è di recente scoperta. Un' iniziativa che mette in evidenza i tesori della città e fa comprendere come Gela in fatto di archeologia è una città ricca. I tesori ci sono. Manca tutto il resto che serve a fare del tesoro un'opportunità di lavoro e di sviluppo. A fare della cultura occasione di ricchezza. Oggi non è così considerato che il museo incassa 4 mila euro l'anno, una somma ridicola. Ma ci sono tante cose che fanno bloccare il processo all' anno zero. Impossibile creare sviluppo attorno ai beni culturali se poi non c'è un euro per riparare il tetto dell' edificio ed evitare la verogna dei secchi per raccogliere l'acqua piovana. Se non ci sono soldi per far pulire i siti archeologici o per sostituire tre pannelli della recinzione dell'Acropoli rubati dai ladri. Si aspetta da 15 anni il museo del mare a Bosco Littorio (gara aggiornata al 9 marzo) e da oltre un anno che l'Eni spenda 100 mila euro per die porte e dei climatizzatori nella sala del museo che dovrà ospitare la nave greca. Troppi ritardi messi insieme, lasciano mal sperare. Resta l'infinita bellezza dei reperti archeologici. Come quelli che saranno in mostra da lunedi. M. C. G. 24022015