"Quel vagone dei deportati è solo pubblicità", i funzionari si schierano col sovrintendenteIl vagone della polemica sistemato davanti a Palazzo Madama Il caso scoppiato dopo le dichiarazioni del responsabile per i Beni Architettonici del Piemonte che voleva far spostare il vagone posto all'esterno di Palazzo Madama per la mostra su Primo Levi e i 70 anni dalla liberazione di Auschwitz. "E' un baraccone sulla piazza più aulica di Torino". Era intervenuto il ministro Franceschini: "E' un simbolo, resti lì". E intanto Rinaldi, durante la visita del sottosegretario Borletti, impedisce l'ingresso nel Polo Reale alla giornalista di Repubblica che aveva sollevato il caso Sembra essere senza soluzione la polemica sul vagone dei deportati sistemato davanti a Palazzo Madama, in piazza Castello a Torino, in occasione della mostra dedicata a Primo Levi per la ricorrenza del 70 anninversario della liberazione di Auschwitz. Nella polemica aperta dal sovrintendente per i Beni Architettonici del Piemonte, Luca Rinaldi, con un'intervista a Repubblica Torino, ora intervengono - sia pure con largo ritardo - i funzionari della sovrintentenza stessa. I quali hanno scritto una lettera aperta in segno di solidarietà con il dirigente dell'ufficio, Rinaldi appunto, appoggiando in toto il suo diniego allo "stazionamento" davanti a Palazzo Madama del vagone ferroviario, dello stesso tipo di quelli usati per il trasporto degli ebrei deportati verso i campi di sterminio. "Abbiamo assistito - scrivono i colleghi di Rinaldi - al linciaggio mediatico del nostro dirigente, reo solo di aver espresso il parere di competenza su un ambito vincolato, il più prestigioso peraltro di Torino. Non si comprende nemmeno lo scandalo: la permanenza del "vagone evocativo" è stata autorizzata, proprio per la celebrazione della Giorno della Memoria, e correttamente diniegata (come avrebbe fatto ogni Soprintendente in Italia), per i due mesi successivi. Si tratta infatti di una mera trovata pubblicitaria: non un autentico vagone "piombato" delle deportazioni, ma un generico falso che non ha nulla a che fare con la rigorosa mostra su Levi". Ma sempre oggi, in occasione della visita del Polo Reale da parte del sottosegretario ai Beni Culturali Borletti, lo stesso Rinaldi, forse preoccupato di precipitare nell'esercizio delle sue funzioni in una nuova campagna mediatica, con relativo linciaggio - come direbbero i funzionari della sua sovrintendenza - ha pensato bene di impedire l'ingresso alla giornalista di Repubblica, Marina Paglieri, che lo aveva intervistato sollevando il caso. Il comportamento di Rinaldi sembra insomma ribadire la necessità che avverte lui, nella sua qualità di sovrintendente e con l'appoggio incondizionato di tutti i suoi funzionari, di non tollerare certe presenze in piazza Castello: vagoni o giornalisti che siano.
TORINO - "Quel vagone dei deportati è solo pubblicità", i funzionari si schierano col sovrintendente
Riassunto in massimo 200 parole:
Il sovrintendente per i Beni Architettonici del Piemonte, Luca Rinaldi, ha espresso il parere di non spostare il vagone dei deportati sistemato davanti a Palazzo Madama a Torino. La decisione è stata criticata dal ministro Franceschini, che ha chiesto di lasciare il vagone lì. I funzionari della sovrintendenza hanno scritto una lettera aperta in sostegno a Rinaldi, affermando che il vagone non è un autentico vagone dei deportati, ma un falso costruito per la mostra su Primo Levi. La lettera ha anche criticato il comportamento di Rinaldi, che ha impedito l'ingresso a una giornalista di Repubblica che aveva sollevato il caso.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo