SI può trasformare un museo in una sede espositiva per grandi mostre? Facendo convivere le due cose, ma privilegiando le grandi mostre? Sono i dubbi che scuotono Treviso: è in gioco la sorte del museo civico di Santa Caterina, ospitato in un convento d'origine trecentesca e sede di una pregiata collezione che comincia con i reperti archeologici, comprende Bellini, Lotto, Tiziano, Bassano, Tiepolo e giunge a Martini. Il Comune di Treviso vuole utilizzarne una parte per allestirvi mostre. Non semplici mostre, grandi mostre. La prima l'ha messa in cantiere Marco Goldin per il prossimo autunno. E le mostre di Goldin suscitano aspre polemiche e grandi numeri (come quella in corso a Vicenza, Tutankhamon Caravaggio Van Gogh ): stando al progetto del Comune, la futura sistemazione del museo di Santa Caterina deve prepararsi ad accogliere 150 mila visitatori al mese. Più o meno quanto gli Uffizi. Uno choc. Il comitato Santa Caterina Bene Comune accusa l'amministrazione di voler svuotare di senso il percorso museale. E di ritenere più importante attrarre pubblico che dare valore a un patrimonio assai radicato nella comunità. Tre grandi sale, una al piano terra, due al primo piano verranno ristrutturate soffitti ribassati, climatizzazione, nuovi impianti d'illuminazione e ospiteranno le rassegne. Una sala conferenze sarà trasformata in guardaroba e un'aula didattica diventerà bookshop. Nel progetto era previsto persino che un chiostro fosse tamponato da vetrate, ma la Soprintendenza ai beni architettonici non ha autorizzato l'intervento. «Era nei programmi che dal Santa Caterina fossero trasferite al ristrutturato museo del Bailo le opere dell'800 e del '900», racconta Daniela Zanussi, consigliera comunale del Pd ed esponente del comitato. «Così il resto della pinacoteca avrebbe respirato e si sarebbero potute esporre le tele in deposito. Con la futura sistemazione, invece, il percorso museale è marginalizzato a vantaggio di mostre temporanee accolte in grandi sale ben illuminate e con aria condizionata. Tiziano e Lotto resteranno confinati nelle stanze più piccole ». Un museo di serie B e mostre di serie A. Il Comune respinge le critiche. In una lettera alle tante persone che hanno sottoscritto un appello, il sindaco Giovanni Manildo, anche lui Pd, sostiene di voler «adeguare buona parte del complesso espositivo agli standard internazionali richiesti per la conservazione, la sicurezza e la vigilanza delle opere che conferiranno nuova funzionalità e versatilità al complesso museale». Non è vero, aggiunge, che si pensi solo alla mostra di Goldin. È vero invece che «il progetto sta suscitando l'interesse di molte categorie economiche cittadine». Fra queste sarebbero stati raccolti 180 mila euro ai quali se ne aggiungerebbero altri 175 mila, sempre di provenienza privata. Il costo dell'intervento è di 1 milione 250 mila euro, per raggiungere i quali il Comune ha partecipato a un bando regionale che, se vinto, frutterebbe 700 mila euro. Le proteste dei cittadini sono rimbalzate in un'assemblea alla quale hanno partecipato anche il sindaco e Goldin. «Noi non vogliamo che una struttura pubblica serva a un privato per realizzare i suoi legittimi profitti», si è sentito ripetere. Il confronto è aspro. Goldin si dice pronto a rinunciare alla mostra se non si crea «un clima sereno». Della vicenda si sono occupati la Tribuna di Treviso e, sul Giornale dell'Arte, Veronica Rodenigo. Manildo ha annunciato che il progetto può essere rivisto: invece di tre potrebbero essere due le sale per le esposizioni, insieme ad altre più piccole. Ma intanto un progetto c'è ed è quello approvato in Consiglio comunale. Ora si attendono i pareri delle Soprintendenze archeologica e storico-artistica. Al Comune sono certi che daranno l'assenso. E il cantiere muove già i primi passi. Ma, insiste il comitato, si può smontare così un museo per farne qualcosa d'altro?