«ILNOSTROcompito è aiutare le aziende grandi e piccole a trarre benefici dall'economia digitale. Le toscane sono le più adatte», dice il capo di Google in Italia, Fabio Vaccarono. Scusi, perché le aziende toscane? «Andiamo per ordine. Il digitale è il principale motore di crescita nel mondo in questo momento. Basti pensare che rappresenta nel G20 dei paesi più industrializzati il 25 della crescita. L'Italia è indietro rispetto alla media, anche se siamo al 15 del suo giro d'affari, il che non è poco». Peccato però. «Soprattutto perché è un paradosso. L'Italia è fatta apposta per il digitale. Siamo bravi a produrre pressoché tutto, la manifattura italiana è la migliore solo dopo la Germania ma avanti a tutto il resto dell'Europa. La forza economica nazionale, specie in questo momento, l'export e il digitale è la leva più importante per esportare mostrando i prodotti di un paese al resto del mondo. Noi, in particolare, siamo il primo motore di ricerca del mondo, con una rete globale di 2,6 miliardi di persone che ci guardano e che contiamo di portare a 5 miliardi entro il 2020. Il Made in Italy è uno dei nostri gioielli perché non dobbiamo neanche fare investimenti per promuoverlo: viene cercato spontaneamente con una crescita di visitatori a doppia cifra ogni anno, tripla se la ricerca parte dai telefonini». Ma la Toscana cosa c'entra in particolare? «Perché è per natura la regione in Italia più vocata per il digitale. Tra arte, cultura, bellezza paesaggistica, ma anche capacità manifatturiera e attitudine istituzionale. In più è una regione particolarmente vocata all'export e Google può portare i suoi prodotti sotto gli occhi di miliardi di persone all'estero. Manca solo, come d'altronde nel resto d'Italia, una cultura del digitale. Gli imprenditori, spesso piccoli, ancora tardano a capire i vantaggi che ne possono trarre». Dunque pensate di venire in Toscana per convincerli? «Abbiamo da poco aperto la nostra piattaforma sul Made in Italy, un progetto vetrina per l'economia italiana che possiamo incentivare in Toscana. Abbiamo già digitalizzato gli Uffizi su Google Art, ci stiamo accordando con il sindaco di Firenze per procedere con altre istituzioni artistiche. I direttori dei musei spesso temono che metterli su Google scoraggi i visitatori reali. Quando se ne è invece ormai dimostrato l'effetto moltiplicatore delle presenze. Faremo un'azione di scouting per trovare anche un singolo artigiano o produttore di qualità da lanciare sulla rete. Stiamo varando più di cento borse di studio in accordo con il Mise per brillanti giovani digitalizzati da mettere in contatto con le imprese ». ( i. c.)