MILANO . Scalda il cuore, conforta gli occhi ed è difeso dalla Costituzione. Ma quanto vale un bel paesaggio? E che ruolo giocheranno, negli equilibri economici del prossimo futuro, i campi pettinati a regola d'arte? È questa la domanda alla quale l'Associazione per l'agricoltura biodinamica ha deciso di provare a dare una risposta con i tre giorni del convegno sulle Alleanze per nutrire il pianeta organizzato all'università Bocconi. «Stiamo cominciando a misurare questo valore attraverso una privazione dolorosa: l'allargarsi della coltre di asfalto e cemento è andata di pari passo con la scomparsa di campagne cariche di biodiversità e con la perdita di quote di turismo», ricorda Andrea Carandini, presidente del Fondo Ambiente Italiano. «Siamo custodi di uno straordinario patrimonio di arte e di natura ma, se non lo valorizziamo, trasformiamo una fonte potenziale di ricchezza in un puro costo. Eppure un'alternativa esiste. Per ogni 100 euro che il Fai investe nella protezione dei beni culturali ottiene un ritorno di 83 euro. Il National Trust, che ha un'esperienza più lunga, si avvicina a 110. Lo stato italiano ne ricava solo 7». Il nostro patrimonio culturale e naturale viene trattato come un'attività da liquidare proprio nel momento in cui cresce la richiesta del mercato. Le ricerche di Inea e Touring Club aggiunge Claudia Sorlini, presidente del Comitato scientifico di Expo 2015 mostrano una domanda di turismo che cambia: tra le motivazioni sale la richiesta di un ambiente capace di dare serenità. «Il settore del biologico è arrivato a un fatturato di 55 miliardi di euro a livello mondiale: la domanda di cibi sani, carichi di sapori e in armonia con la natura è ormai superiore all'offerta », ricorda Carlo Triarico, presidente dell'Associazione per l'agricoltura biodinamica. «Abbiamo bisogno di nuovi agricoltori bio, soprattutto in Italia che è leader europeo e vende all'estero il 60 per cento della sua produzione biodinamica ». Nel 2050 l'80 per cento della popolazione mondiale vivrà in aree urbane facendo esplodere la richiesta di cibo, tanto che si sta già scatenando il land grabbing, l'accaparramento di terre fertili africane da parte di Stati e multinazionali. E in Italia la tenuta di un sistema agricolo e paesaggistico è messa a dura prova dalle incertezze legislative. «Quello che sta succedendo in Toscana è gravissimo: il piano paesaggistico della regione rischia di essere stravolto da un emendamento del Pd, il partito che lo aveva votato l'estate scorsa», accusa Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai. «E l'emendamento votato in piena notte dal Parlamento per concedere il condono agli inquinatori che promettono di ravvedersi conferma la preoccupazione. Ma ci sono anche molti segnali di speranza: l'azienda biodinamica che ha trasformato in giardino migliaia di ettari di deserto egiziano e i biodinamici italiani che difendono assieme al paesaggio la nostra salute disegnano un futuro possibile. Ora si tratta di farlo diventare reale».