La «Settimana della Cultura» è finita, ma si lascia dietro ancora le tracce di iniziative e mostre. A Bari, nel Castello normanno-svevo, una deliziosa rassegna si propone al visitatore ancora per alcuni giorni (certamente fino al 29 maggio). S'intitola La memoria ritrovata ed è allestita a cura del Nucleo Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale di Bari, diretto dal tenente Michele Miulli. Non è una mostra storica o «a tema», non indirizza lo sguardo del visitatore sul nostro patrimonio d'arte per se stesso, ma punta sull'urgenza della sua tutela. Difatti, il sottotitolo è «frammenti di cultura del territorio» e i pezzi esibiti sono una selezione della vasta refurtiva recuperata. Una mostra da visitare, dunque, con i] piacere di ammirare opere di un certo valore, ma anche con la soddisfazione - e la gratitudine verso le Forze dell'ordine di osservare oggetti strappati ai lestofanti, ai tombaroli, al mercato illecito che dissangua anche la nostra terra. Monete, vasi ellenistici, dipinti del Cinquecento e del Seicento, raffinate miniature quattrocentesche, statue seicentesche in legno... Tutte o defraudate al territorio pugliese o recuperate da ricettatori pugliesi. I quali - per agevolare lo smercio sul mercato antiquariale - sovente intervengono sulle opere, per renderle irriconoscibili. Come è avvenuto, forse, alla bella tavola attribuita al fiammingo Gossaert, detto il Mabuse (1478-1532), raffigurante il mercante portoghese Damiao de Gois. O come è avvenuto con certezza alla Natura morta con pesci del partenopeo Luigi Recco (XVII secolo), in cui è stato cancellato il musetto del gatto. Quando si parla di «refurtiva» sacra in Puglia, immancabilmente ci si incaglia nella incredibile rete di mons. Graziano Bellifemmine, il sacerdote di Moffetta che - a quanto pare - ha fatto per anni incetta nelle parrocchie e negli archivi diocesani di arredi liturgici, messali miniati, tele. Opere che in gran numero il Nucleo Carabinieri Tutela va via via recuperando sul mercato antiquariale, non senza fatica. Nella mostra sulla Memoria ritrovata, non manca lo zampino del monsignore. Il quale aveva - ad esempio - provveduto a staccare da un «Antifonario», custodito a Polignano a Mare, tre fogli sublimemente miniati nel 1442 da Johannes Anglicus per commissione del vescovo Raone di Lecce, il cui stemma è ripetuto in ogni pagina. Le miniature raffigurano la Pentecoste, la Nascita, l'Assunzione e la Trinità come la dipinse il Masaccio (e la ripropose qui in Puglia anche Stefano da Putignano, in pietra). Capolavori che stavano per essere messi all'asta da Semenzato a Milano. E all'asta erano giunti gli incunaboli di Nardo, libri stampati nel 1470 a Subiaco da due allievi di Gutenberg, Conrad Sweinheyn e Arnold Pannartz: soprattutto una edizione della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, e un commento di san Tommaso d'Aquino alle Epistole di san Paolo. Dalla casa di Bellifemine è stata recuperata una tela di buona fattura, ma in cattivo stato, sulla Incredulità di san Tommaso, copia dal Caravaggio, ma che potrebbe ben essere uscita dalla sua stessa scuola. Proviene dalla diocesi di Monopoli, e si sa che proprio a Polignano a Mare era documentata un'opera del Caravaggio mai ritrovata. Una traccia intrigante? Da Santeramo invece provengono alcune statue lignee di santi, che fanno corona a un bellissimo San Giovanni Battista giovane con l'agnellino scolpito a ricciolini minuscoli: da dove viene? Ancora non si sa. Non mancano reperti archeologici di rilevanza e di certo interesse: una «phiale», da Arpi, mostra dipinte nel suo fondo e sulle pareti esterne le pratiche di bellezza di donne daunie che si specchiano e si truccano coadiuvate da Eroti adulti. Mentre un bronzetto raffigurante Eracle con la «leontea sul braccio» potrebbe essere un reperto peucezio, come le fibule bronzee, le armille, le frecce, i morsi di cavallo... A Parigi sono stati recuperati invece vasi apuli, crateri del IV secolo e una kylix attica del VI secolo a. C., nonché vetri d'epoca romana, brocche e unguentarii, e una testa bronzea del dio Pan, che doveva essere usata come peso per la stadera. Fra le innumerevoli monete antiche recuperate, alcune sono in mostra. Tra esse spicca una monetina d'oro coniata a Taranto nel IV secolo a. C. con l'emblema di Alessandro il Molosso, il re d'Epiro, zio e cognato di Alessandro Magno; venuto in soccorso della città magno-greca contro i Messapi e i Peucezi. Fra poco queste opere «ritrovate» torneranno nelle loro sedi. Con la speranza che vengano più gelosamente custodite.
La memoria ritrovata. Ladri e mercanti. Ecco il bottino dell'arte trafugata
La Settimana della Cultura è finita, ma alcune iniziative e mostre continuano a Bari. A Castello normanno-svevo, la mostra "La memoria ritrovata" è allestita fino al 29 maggio. La mostra è curata dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale di Bari e punta sull'urgenza della tutela del patrimonio culturale del territorio. La mostra presenta opere di valore, tra cui monete, vasi ellenistici, dipinti del Cinquecento e del Seicento, raffinate miniature quattrocentesche e statue seicentesche in legno.
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