ROMA . Una campagna «per dare la scorta ai monumenti». Ed evitare così che vengano sfregiati dai vandali, come accaduto giovedì scorso a Roma alla Barcaccia di piazza di Spagna, presa a bottigliate dai tifosi del Feyenoord. E lesionata in 110 punti, con danni giudicati «irreparabili» dalla sovrintendenza capitolina. A lanciare l'idea è il nuovo soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l'area archeologica di Roma, Francesco Prosperetti. La sua è una provocazione? «In parte sì. Ma ci sono scorte assegnate a personaggi pubblici che in alcuni casi, forse, non sarebbero necessarie. E anche i monumenti hanno bisogno di protezione, come si è visto nel caso della Barcaccia. Non sono forse il nostro patrimonio più prezioso? » Di certo la proposta farà discutere. «L'idea non è così balzana. In piazza della Signoria, a Firenze, c'è un servizio di vigilanza continuo per la Loggia dei Lanzi». Sì, fu introdotto da Antonio Paolucci all'epoca in cui era soprintendente a Firenze, proprio per evitare degrado e danneggiamenti. Ma costa decine di migliaia di euro l'anno. «Per questo l'idea sarebbe quella di lanciare una campagna, un appello direi. Chiedendo, per esempio, a esponenti del mondo politico: chi è disposto a rinunciare alla propria scorta per "donarla" a un monumento?"» Non sarebbe più semplice predisporre recinzioni a protezione dei monumenti, come del resto la Soprintendenza archeologica che ora guida fece negli anni Novanta per l'Arco di Costantino, la Colonna di Marco Aurelio o i templi di Ercole e Portuno? «Sono contrario alle recinzioni che ostacolano la fruizione dei monumenti. E farò tutto il possibile per levarle, a cominciare proprio da quella dell'Arco di Costantino. Sempre che ci siano le condizioni di sicurezza necessarie ». Anche il Colosseo, nonostante la cancellata e la presenza di custodi (seppure in numero insufficiente, come più volte dichiarato dalla sua Soprintendenza), nel 2014 è stato oggetto di quattro atti vandalici, fra incisioni e asportazioni di frammenti. Tutti opera di turisti stranieri che erano entrati per visitare l'Anfiteatro Flavio. Come pensa di proteggerlo? «Sicuramente sarebbe positivo aumentare il numero di custodi. Anche se, a livello generale, ripenserei i loro compiti, nel segno di un maggiore rapporto con il pubblico, e l'evoluzione delle loro carriere. Ma il nodo principale mi pare quello dell'informazione, per non dire dell'educazione, dei visitatori». Cioè? «Bisogna puntare a una maggiore sensibilizzazione dei turisti sulla storia e sul valore dei monumenti, come patrimonio collettivo. Per esempio allestendo un centro di accoglienza, magari in corrispondenza delle stazioni della metropolitana, in cui i visitatori vengano preparati a ciò che vedranno. Forse così ci sarebbe una fruizione più consapevole, non solo legata al potere evocativo dei siti più celebri».