Ironia della sorte il presidente della Stampa Estera, l'olandese Maarten Van Aalvaren, ha appena pubblicato un libro dal titolo "Il bello dell'Italia" e un'orda di giovani suoi connazionali ubriachi fradici ha offeso l'altro ieri, senza essere stato alcun modo provocato, il bello della Capitale: piazza di Spagna e la Fontana della Barcaccia. Aalvaren smentisce che si tratti di giovani tutti acculturati e benestanti. E tuttavia non li scusa per questo. Anzi, se ne vergogna profondamente. Roma ha, nonostante i mille tentativi di intaccarlo, il centro storico più bello del mondo. La Fontana della Barcaccia, iniziata da Pietro Bernini padre di Gian Lorenzo genio del Barocco, era appena uscita splendente dall'ennesimo restauro. Il terzo, se ben ricordo, in trent'anni. Ogni volta che si restaura un capolavoro marmoreo come la fantasiosa Barcaccia qualche millimetro della superficie viene per sempre perduto. Non si può continuare così. L'altro ieri è diventata, oltre che una latrina all'aperto, il bersaglio preferito di lattine e di bottiglie di birra, tant'è che un pezzo di travertino si è staccato. Però ogni giorno le si affollano intorno, ci salgono sopra, metteno i piedi a mollo magari nei giorni più caldi, decine di migliaia di turisti poco rispettosi. Credo proprio che sia giunto il momento di proteggerla, con mezzi più adeguati. Roma non può assistere inerte a questa e ad altre dissipazioni. Nei primi anni '70 il grande storico dell'arte Giulio Carlo Argan lanciò il grido: "O i monumenti o le auto!" chiedendo una secca riduzione della circolazione motorizzata. Da piazza di Spagna e dai dintorni della sontuosa scalinata e della fontana berniniana il traffico è praticamente sparito. Mentre continua ad annerire capolavori come Palazzo Massimo, la Cancelleria o Sant'Andrea della Valle in corso Vittorio. In piazza di Spagna, in piazza Navona o al Pantheon però il vandalismo è in agguato. La calca spesso è minacciosa. Il centro storico come "infrastruttura turistica" e basta? Il centro storico come "merce"? Questa sembra la strada. I residenti - i soli ad assicurare un vero controllo sociale nelle città antiche - vengono costretti ad andarsene dalla rumorosa e spesso violenta "movida", dal rumore incessante, dal caro-affitti, da rincari assurdi dei permessi per la Ztl, decuplicata dalla Giunta Marino. Si privilegia il turismo di massa che, si sa, porta con sé il degrado. Specie se incontrollato, come a Roma. Molti stranieri, di fronte ad una città tanto sporca e così poco vigilata, si comportano come mai farebbero a casa loro: attraversano col rosso, lasciano per strada cartacce e lattine, urlano in coro. La vista di una città bella e degradata li spinge psicologicamente a dare il peggio di sé. Un'avvisaglia c'era già stata per l'incontro di rugby Italia-Irlanda. Due ragazzi pieni di birra avevano scalato la facciata di Sant'Andrea della Valle danneggiandola. Un primo allarme. Non si doveva lasciare la fiumana dei seimila tifosi del Feyenoord libera di attraversare Roma. La sera prima a Campo de' Fiori c'era già stata battaglia. Possibile che non fosse possibile proteggere meglio piazza di Spagna? Il questore dice che non hanno caricato prima "per non provocare morti". Ad un vecchio cronista che tante volte ha seguito manifestazioni di violenza ben più gravi sembra vero il contrario. Se i giovani olandesi, palesemente fuori di testa, fossero stati affrontati per tempo e isolatamente, quando hanno cominciato a gettare lattine e bottiglie dentro la Barcaccia, creando cordoni protettivi, forse si sarebbe evitato il peggio. In altri casi si è consentito l'arrivo in massa degli ultrà provenienti dal Nord Europa soltanto con voli charter in modo di poterli accompagnare in pullman all'ingresso dell'Olimpico e da lì riaccompagnarli all'aeroporto. Perché stavolta non ci si è pensato?