L'archeologo Mario Torelli illustra in conferenza all'auditorium i risultati dei nuovi studi svolti a Murecine, dove passa l'autostrada Napoli-Salerno È LA "statio maritima" di Pompei, un posto dove si riposavano marinai e ufficiali in navigazione lungo le coste del Mediterraneo. Per Mario Torelli, uno dei più grandi archeologi italiani, a Murecine, lì dove passa l'autostrada Napoli-Salerno, c'era un vero e proprio insediamento legato al porto sul fiume Sarno. «Bisogna scavare tra l'autostrada e le mura di Pompei propone Torelli al termine della conferenza all'Auditorium degli scavi per trovare il santuario dei Dioscuri, lo stesso che secondo me è raffigurato in un affresco di arte popolare rinvenuto nell'edificio B di Murecine, un'osteria dove i marinai si riposavano una volta attraccati nel porto fluviale sul Sarno ». La nuova ipotesi interpretativa di uno dei più straordinari complessi architettonici rinvenuti in area vesuviana fuori dal sito pompeiano giunge quando mancano un paio di mesi dall'esposizione al pubblico dei celebri affreschi che furono staccati nel 2000 dall'edificio riesplorato mentre si costruiva la terza corsia dell'autostrada A3 nel tratto compreso tra gli svincoli per Castellammare di Stabia e Angri, sotto la direzione di Antonio De Simone, Salvatore Ciro Nappo e Marisa Mastroroberto. Quel sito era già stato esplorato quando fu costruito il prolungamento dell'autostrada da Pompei a Salerno, tra l'aprile e il dicembre del 1959 da Olga Elia. Quelle pitture che meravigliarono il mondo per i loro colori brillanti e per la qualità dei volti di Apollo e delle Muse troveranno casa: in primavera saranno finalmente visibili al pubblico all'interno della Palestra grande di Pompei, dove sono in corso lavori di restauro e allestimento finanziati con fondi ordinari della soprintendenza speciale per i beni archeologici. Partendo dall'interpretazione di quegli affreschi, Mario Torelli, professore emerito di archeologia e storia dell'arte greca e romana all'università di Perugia, uno dei due soli archeologi ad aver vinto il premio internazionale Balzan, ha proposto di interpretare gli edifici di Murecine come luoghi di culto e "statio maritima", composta da tre parti: il triclinio, dove i marinai si rifocillavano in ambienti affrescati con figure apollinee e si sentivano parte di una "elevazione" culturale; il "balneum", dove prendevano i bagni termali secondo l'uso romano, e una fonte per rifornirsi di acqua. Il tutto sotto l'egida dei Dioscuri, divinità protettrici della navigazione antica. «Una navigazione ha ricordato Torelli che aveva bisogno di edifici di servizio a terra per rifocillare la ciurma e per fare acqua, dove non servivano stanze da letto perché si dormiva a bordo. Il modello lo si può ritrovare sulla costa laziale, a Castrum Inui, un sito archeologico ubicato sul litorale tra Ardea e Tor San Lorenzo, alla foce del fiume Incastro, una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi 50 anni». Secondo l'archeologo la situazione di Pompei e quella di Ardea erano identiche: località costiera, porto fluviale, saline. Ad Ardea sono stati rinvenuti i resti di due templi, uno dedicato al dio Sole, dove poi sarà attestato il culto dei Dioscuri. A Pompei, nel triclinio B di Murecine, sono raffigurati sia Castore che Polluce. «Io credo che l'affresco popolare ritrovato a Pompei, sulla parete di quella che era l'osteria di Murecine, rappresenti una scena di culto davanti alle mura di Pompei, con la porta della città e il santuario dei Dioscuri sulla destra. Un tempio che ora dobbiamo solo cercare».