I lavori condotti sui capolavori trecenteschi nella basilica rischiano di alterare gravemente i colori dell'originale Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti: gli affreschi trecenteschi della Basilica di San Francesco ad Assisi, forse i testi più sacri della storia dell'arte italiana, sono in pericolo. A minacciarli non è un terremoto o una guerra, ma - come avviene sempre più spesso - un restauro troppo sicuro di sé. La Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali - ora guidata dall'architetto Francesco Scoppola, già direttore proprio dell'Umbria - è "allarmatissima", ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti. GUARDA LE OPERE PRIMA E DOPO IL RESTAURO: http:www.repubblica.itspecialiarte20150219fotoassisiallarmerestaurigliaffreschiprimaedopo-10765839211 L'attenzione si è concentrata sulla manutenzione degli affreschi di Lorenzetti, attualmente in corso nel transetto sinistro della Basilica inferiore, e sulla pulitura del paramento di pietra del Subasio. Le parti di quest'ultimo già restituite alla vista sono scioccanti: un effetto "pizzeria" che contrasta violentemente con le zone sulle quali non si è ancora intervenuti. Ma a preoccupare è soprattutto ciò che si vede dall'altra parte del transetto, e nella cappella di San Nicola. Qui il restauro si è già concluso, ed è possibile valutarne gli effetti. Che - per chiunque conoscesse bene questi affreschi - sono impressionanti: non siamo più di fronte alle stesse opere. Qui è attiva la bottega di Giotto, intorno al 1315: e almeno nella Crocifissione è possibile ravvisare un suo stesso intervento. Ebbene, proprio il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha ora una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente diversi da quelli noti. Accanto, le sublimi mezze figure di Santi affrescate poco dopo (1317-19) da Simone Martini sono ancor più cambiate: appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione. E la Madonna al centro del trittico nella Cappella di San Nicola ha completamente (e irreversibilmente) perso il suo manto.