ALTOLÀ . I musei non si vendono e non si vende l'Archivio centrale dello Stato. Il ministro Dario Franceschini boccia sul nascere l'intenzione dell'Eur spa di alienare i quattro edifici che a Roma ospitano il museo Pigorini, quello delle Arti e delle Tradizioni popolari e quello dell'Alto Medioevo, oltre all'Archivio. La vendita «non è praticabile », dice il responsabile dei Beni culturali. «Sarebbe sbagliato vendere per fare cassa edifici vincolati e di grande valore storico e architettonico», che custodiscono, aggiunge il ministro, collezioni di grande importanza e i documenti in cui è consegnata la memoria di un paese. La soluzione per alleggerire la massa di debito che grava sulla società non può essere quella di mettere sul mercato alcuni degli immobili più preziosi presenti nel suo portafoglio. Sono beni vincolati e sono beni di interesse pubblico. Non merce qualsiasi. Questo il senso delle parole di Franceschini. «Una cosa è vendere immobili per sanare bilanci e non mi compete una valutazione su scelte di questo tipo su cui lavoreranno evidentemente Eur spa e il ministero dell'Economia ». Altro è sbarazzarsi di edifici in cui si condensa la cultura di un paese, insiste Franceschini. Che si dice sicuro che l'Eur e il ministero dell'Economia troveranno altre strade, perché questa è sbarrata. Una serie di paletti insormontabili sono poi contenuti in un paio di articoli del Codice dei Beni culturali. Ma quali soluzioni si prospettano? L'Eur (di proprietà per il 90 per cento del ministero dell'Economia e per il 10 del Comune di Roma), pur facendo utili, ha un debito enorme con le banche che non gli consente di completare la Nuvola di Fuksas, per la quale mancano 130 milioni (ma qualcuno ne conteggia di più). Una voragine in cui non si vede il fondo. Alla quale si aggiungono le scorribande immobiliari condotte negli anni scorsi da Riccardo Mancini, ad dell'Eur fino all'arresto per tangenti e per Mafia capitale. E dunque? Oggi Ignazio Marino incontra Pier Carlo Padoan. E una via d'uscita s'intravede nelle parole di Giovanni Caudo, urbanista e assessore capitolino: «Non c'è possibilità alcuna di vendita di questi immobili. Diverso sarebbe se, nell'ambito del piano di ristrutturazione dell'Eur spa, gli immobili possano essere conferiti in un fondo pubblico a fronte di una ricapitalizzazione societaria». In altri termini: gli edifici dei musei e dell'Archivio si mettono al sicuro, diventando di proprietà dello Stato. Che provvederà a dotare dei quattrini necessari l'Eur per chiudere il terribile capitolo della Nuvola.