BOJANO - Venerdì scorso presso Palazzo Colagrosso si è tenuto un interessante convegno promosso dall'Assessorato all'Urbanistica e ai Beni Ambientali della Regione Molise durante il quale è stato presentato il Progetto Archeosìtes, iniziativa comunitaria nell'ambito del programma Intereg III che favorisce e sostiene l'integrazione e lo sviluppo equilibrato dei territori europei. L'interessamento del settore archeologia da parte della Regione Molise scaturisce dalla famosa Legge Bassanini con la quale le competenze in campo dei Beni Culturali sono state scisse in due: il controllo è rimasto allo Stato come prevede la Costituzione, la competenza sulla valorizzazione invece è passata alle Regioni. II progetto Archeosites è nato proprio dall'esigenza della Regione di «cearsi un bagaglio culturale e di preparazione professionale in merito che solo le Soprintendenze possono vantare. Durante il convegno, cui hanno partecipato esponenti di spicco della Soprintendenza e dell'Università del Molise, l'arch. Francesco Selvaggi Manfredi, responsabile del Progetto Archeosites, ha trattato il tema «Urbanistica e archeologia. Il caso Bojano». «All'interno del convegno sono state affrontate varie tematiche del patrimonio archeologico - ha spiegato - tra queste l'archeologia urbana, cioè i resti archeologici, che sono presenti in aree urbane. Normalmente nel Molise i siti archeologici sono isolati in campagna, ciò a causa di un fenomeno storico dovuto all'abbandono degli insediamenti in epoca medioevale. I nostri paesi sono principalmente ubicati sulle alture perché gli insediamenti romani, in pianura, erano meno difendibili e più esposti agli attacchi nel periodo delle incursioni barbariche, per cui diventava impossibile vivere negli antichi insediamenti. Solo tre centri del Molise, Venafro, Bojano ed Isernia, hanno avute una continuità dell'abitate fino all'epoca contemporanea, cioè l'attuale centro coincide con il sito dell'antica città. Non ho citato Larino - ha puntualizzato - perché è pur vero che sorge sulla città Romana, però vi è tornata ad abitare con gli insediamenti di case popolari realizzati sullo piana S.Leonardo a partire solo dagli anni cinquanta in poi. La città medioevale invece era ubicata più distante su un costone roccioso. I problemi del progetto Archeosites non sono quelli dello studio storico, bensì riguardano lo studio degli strumenti per la conservazione e la valorizzazione. Non va salvaguardato solo quello che viene riportato alla luce dal sottosuolo, ma anche quello che deriva da una lettura topografica, cioè riconoscere se c'è una sovrapposizione, riconoscere che sull'impianto romano si attestano anche strade della città dall'ottocento in poi, salvaguardando la rete viaria e la sua organizzazione». Per Manfredi Selvaggi lo schema viario significa salvaguardare il bene archeologico, anche se non nei termini di manufatto, ma di percorsi. «Bojano - ha sottolineato ancora sicuramente ha avuto questa impostazione. Sulla direttrice principale rappresentata dal tratturo si innervano e si innestano i percorsi, rimanendo abbastanza simili nel corso dei secoli, infatti anche nel periodo attuale si conservano le direttrici viarie precedenti. Tutto ciò - ha concluso Manfredi Selvaggi - rappresenta la principale identità di questa città»
Bojano. Archeosìtes, ripartiamo dalla nostra Storia
Ieri sera presso Palazzo Colagrosso si è tenuto un convegno promosso dall'Assessorato all'Urbanistica e ai Beni Ambientali della Regione Molise. Il progetto Archeosìtes è stato presentato, iniziativa comunitaria nell'ambito del programma Intereg III. L'archeologia è stata rappresentata dall'arch. Francesco Selvaggi Manfredi, responsabile del progetto. Il tema trattato è stato quello dell'archeologia urbana e del caso di Bojano. L'archeologo ha spiegato che i siti archeologici del Molise sono principalmente isolati in campagna a causa dell'abbandono degli insediamenti in epoca medioevale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo