Per il Museo nazionale della Shoah, che come stabilisce la legge n. 91 varata dal Parlamento il 17 aprile 2003 deve essere costruito a Ferrara, non arriva mai il momento della svolta decisiva, dell'atto definitivo. Non solo non si intravede il giorno in cui sarà posata la prima pietra, ma sembra lontano anche il giorno in cui la fatidica pietra sarà almeno disegnata da un architetto su un foglio di carta o su uno schermo di computer. Del resto la stessa legge ha avuto un percorso piuttosto travagliato. Ora lo scoglio da superare è quello dei soldi. E' uno scoglio che si para davanti al Museo della Shoah dal momento in cui la legge istitutiva è stata approvata. Per un motivo o per l'altro i 15 milioni di euro necessari per la realizzazione del Mueso della memoria non si sono mai trovati. E' accaduta anche con la Finanziaria 2005, quando, come si ricorderà, il Museo ferrarese venne tolto dalla lista delle opere da finanziarie per motivi di incompatibilità. Ma poiché nessuno voleva affossare il progetto con un escamotage parlamentare i 15 milioni vennero accantonati anche se da nessuna parte è stato scritto che sarebbero serviti per il Museo. C'era però l'accordo tacito tra le forze politiche che sarebbero stati convogliati nella giusta direzione. Il 20 gennaio, in ossequio al tacito accordo, la Commissione della Camera ha concesso con un voto unanime la lettura in sede legislativa per il disegno di legge che deve finanziare il Museo, cioè ha concesso una via preferenziale che evita il transito per l'aula parlamentare. A metà marzo la commissione Bilancio ha dato il suo assenso e ora tocca di nuovo alla commissione Cultura la definitiva approvazione. Dopodiché la stessa trafila dovrà essere ripercorsa al Senato. Sulla carta ci sarebbe il tempo per approvare la legge di finanziamento (15 milioni per la costruzione più un milione all'anno per la gestione) prima della fine dello scioglimento del Parlamento, ma i margini, sono assai, ristretti. Il governo si è impegnato anche di recente a non far mancare le risorse necessarie: lo ha fatto accogliendo in aula il 17 marzo scorso un ordine del giorno presentato da Dario Franceschini, che insieme a Vittorio Sgarbi (quando era sottosegretario alla Cultura) ha seguito passo dopo passo l'iter della legge. Nel frattempo ci sono state le elezioni regionali, la sconfitta del centro destra e il Berlusconi bis con Buttiglione che ha preso il posto di Urbani come ministro della Cultura. Del cambio al ministero Franceschini non è preoccupato: «Ormai c'è una legge dello Stato ed è stato approvato un odg che impegna al mantenimento dei fondi, quindi non si può tornare indietro. Si registra una certa lentezza, questo è il maggiore problema, e poi ci sono i problemi finanziari. Per fortuna che siamo riusciti a far inserire nella legge che il Museo si doveva fare a Ferrara». E' l'unica certezza. In caso contrario chissà, a questo punto dove sarebbe approdato. Per Sgarbi, che ebbe l'idea di un Museo o di Mausoleo nell'estate del 2001 durante una notte romana, non è una questione di soldi ma di volontà politica: «Di soldi non ce ne saranno tanti, ma se si vuole si trovano, basta scegliere, stabilire delle priorità. Se un governo vuole fare il Museo della Shoah lo fa e basta. Invece butta via i soldi, come quei 250 milioni di euro per un incomprensibile museo dell'arte contemporanea a Roma. Speriamo di tornare presto al governo insieme Franceschini e io».